L’incontro tra il bassista dei Clash Paul Simonon e Jaka, ha dato vita a una puntata speciale di Bongoman Radio show che trovate in Podcast sul sito di Controradio. Simonon si racconta senza veli e ci parla in particolare del rapporto tra i Clash e la musica giamaicana.
Il racconto di Giuseepe “Jaka” Giacalone:
TRAPANI, Sicilia Occidentale, periferia dell’Impero – Dicembre 1979.
Il nostro parco giochi era una discarica alla periferia della città. Il nostro gioco preferito era salire sulla collinetta, metterci dei cartoni sotto il culo come fossero uno slittino e scivolare giù facendo lo slalom tra i cumuli di immondizia. Un giorno alla fine di una rotolata epocale a gambe all’aria sbattemmo la faccia su un giornalino dell’epoca, “L’Intrepido” o “Il Monello” forse. C’era un articolo e una foto sul Punk a Londra. Fu uno shock! Nei giorni successivi corsi a compare l’acqua ossigenata con la quale stinsi i miei jeans a macchie e tinsi i miei capelli di biondo. La foto che ci colpì era quella di un ragazzotto con giubbotto di pelle nera e sguardo ribelle di sfida, il bassista di una band che si chiamava “The Clash”, di cui corremmo a comprarci tutti i dischi e di cui imparammo a suonarne i pezzi con una band che chiamammo “Degrado”. Da quel giorno la mia vita non sarebbe più stata la stessa.
FIRENZE, Capitale della Toscana e del Rock – 23 Maggio 1981
Mia madre a pranzo mi chiese: “Come è andata oggi a scuola?”. Mentii spudoratamente, perchè quella mattina di quel 23 Maggio io invece cha a scuola andai allo stadio di Firenze dove la sera si sarebbe tenuto il concerto dei Clash organizzato da Controradio. Andai a testare la vibe, andai a vedere quelle creste Punk e quei giubbotti pieni di spille e spilloni, e quella fauna colorata che si accalcava già ai cancelli dal primo mattino. Non potevo perdermi niente di quel grande evento collettivo. Tornai a casa per pranzo, posai i libri e tornai allo stadio immediatamente. Ero un energico ragazzino di soli 14 anni, la musica era già la mia ragione di vita, e ovviamente volevo cambiare il mondo in meglio, e vedere tutta quella gente li a seguire una band che incarnava quell’anelito di giustizia e ribellione, seppure in modo primordiale e confuso, mi faceva sentire meno solo. Quella sera, come tanti, dopo essere letteralmente sopravvissuto alla folla che ondeggiava paurosamente sotto il palco, mi ritrovai esattamente a pochi metri da Paul, per assistere ad uno dei più grandi concerti della storia. Mamma Rosa perdoname por mi vida loca.
FIRENZE, Era Distopica – 28 Giugno 2026
Mia figlia Viola mi dice: “A che ora passo a prenderti per l’intervista a Paul Simonon?”, “Viola, guarda che un’ora prima almeno dobbiamo essere li, mica possiamo arrivare in ritardo ad un appuntamento simile!”. Qualche settimana prima venuto a conoscenza della venuta di Paul in città per un evento organizzato anche da Controradio per i 50 anni dell’emittente, avevo chiamato subito Giuseppe Barone dicendogli che in una qualsiasi maniera dovevo assolutamente incontrarlo e intervistarlo. Paul Simonon è stato a Firenze con la sua straordinaria Crew di dj’s chiamata “The Royal Exchange”, che in squadra schiera personaggi come Jason Mayall, figlio di John, aka Cumbia Kid, e Dan Donovan ex tastierista dei Big Audio Dynamite, insieme a Dj Noodle, Dj Gongchan, e CCrider. Di questa crew di dj’s ci racconterà la rocambolesca nascita nell’intervista effettuata. Paul arriverà all’intervista accompagnato da Matteo Gioli di Superduper Hats che lo accompagnerà anche al basso durante la serata in quello che sarà il picco dell’evento alla Manifattura Tabacchi, ovvero Paul che canta “The Guns of Brixton” con una super band che oltre a Matteo, vede le chitarre di Hervè dei Peawes e Dome la Muerte, e Count Ferdi dei Casino Royale (altra band di Clashomani) alla batteria.
Paul arriva per l’intervista e si interessa subito del mio braccio, visto che mi vede tutto fasciato essendomi da poco rotto una spalla.
E’ il fratello maggiore del quartiere con il quale sono cresciuto, non c’è dubbi, e ora so che c’era davvero il suo spirito con noi. E’ gentile, premuroso, e quando gli racconto di cosa combinai a 14 anni pur di andarlo a vedere, ridendo suggerisce a Viola di tapparsi le orecchie per non ascoltare. Paul è un autentico gentleman, che ha conquistato tutti con la sua coolness, alla serata ha dedicato un’attenzione a chiunque, un abbraccio, uno scambio, una foto un autografo, due risate, un gin, è l’antitesi naturale della “rockstar”!
Ma i Clash non erano dei Rude Boys? Ma quindi alla fine erano dei Punk o erano degli Hippies? (a proposito correte a vedervi “The Future is Unwritten”, il film su Joe Strummer). Erano dei miti che non volevano essere dei miti, non andavano in giro con le guardie del corpo, erano ragazzi che se ne fottevano dei generi musicali, e per dirvi del loro approccio, Paul mi ha confessato che si divertivano a provare lo stesso brano in salse musicali diverse per sentire come suonasse meglio.
Erano grandi musicisti o strimpellatori? Paul mi ha raccontato: “Una volta Joe tracciò un linea di gesso bianco sul pavimento della sala prove e disse: da questa parte ci sono i musicisti, cioè Topper e Mick e da quest’altra gli intrattenitori, cioè io e lui”.
Prima di iniziare l’intervista gli preciso che il mio programma Bongoman è incentrato sulla musica giamaicana e sulle sue derivazioni e che quindi il focus delle domande sarà maggiormente sul suo rapporto con il Reggae, e Paul è molto felice, in fondo era lui il soundboy della band, quello che ha imparato a suonare il basso sui classici degli Heptones, che è cresciuto tra Brixton e Ladbroke Grove, che era amico di Mikey Dread e Lee Perry, e che ancora oggi quando mette i dischi, come l’altra sera, ti fa rabbrividire con qualche mix di King Tubby.
Ladies and Gentleman, non vi perdete questo puntata speciale di Bongoman, questo film radiofonico che ripercorre la storia dell’intreccio tra il punk e il Reggae ed Ennio Morricone, raccontato da uno dei più grandi protagonisti della musica dei nostri tempi, da uno di noi.
LINK AL PODCAST: BONGOMAN by JAKA – 17th July 2026- Special Guest PAUL SIMONON – THE CLASH, THE PUNK & THE REGGAE

