Disco della settimana: Bob Mould “Blue Hearts”

Blue Hearts è l’album più diretto della lunga carriera di Bob Mould, una rabbiosa collezione di 14 brani descritti dall’artista stesso come “il mucchio di canzoni di protesta più accattivanti che io abbia mai scritto” .

L’album, rude ed urticante, è stato prodotto da Mould stesso presso gli Electrical Audio di Chicago con l’aiuto del fonico Beau Sorenson (Death Cab For Cutie, Superchunk, Sparklehorse). Insieme all’ex Husker Du la band è composta da Jon Wurster alla batteria Jason Narducy al basso.

Mould fu leader e il principale songwriter degli Hüsker Dü, seminale band punk hardcore che seppe sviluppare il suo sound contaminandolo con il noise e il rock psichedelico, influenzando innumerevoli altre importanti band a seguire. Per la sua forte personalità artistica, l’innovativo stile chitarristico e la profondità poetica dei suoi testi, Mould è considerato uno dei massimi autori del rock contemporaneo e una delle icone assolute della scena alternativa statunitense.

‘Blue Hearts’ è il rabbioso yin contrapposto al positivo yang del precedente lavoro ‘Sunshine Rock’, lavoro estremamente pop (per gli standards del nostro) ed ispirato a certe produzioni degli anni ’60.

‘American Crisis’ il primo singolo che ha anticipato l’album, “è il racconto di due tempi, il passato ed il presente. I paralleli tra 1984 e 2020 mi spaventano un po’: Abbiamo un carismatico e telegenico leader sostenuto dagli estremisti evangelici  telegenic, charismatic leaders, praised and propped up by extreme Evangelicals, entrambi hanno ignorato una epidemia (HIV/AIDS) entrambi apertamente ingannevoli riguardo a una pandemia (Covid-19)”

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