Entra nel vivo l’inchiesta sul Cubo nero a Firenze e la Procura nomina come consulente un architetto che dovrà valutare procedimenti e caratteristiche tecniche del complesso. Con particolare attenzione ai verbali dei sopralluoghi.
L’inchiesta sul così detto Cubo nero – la ristrutturazione dell’ex Teatro comunale di Firenze – entra adesso in una fase molto delicata. 15 le persone coinvolte, indagate dalla Procura per chiarire le dinamiche di una vicenda che ha fatto discutere in mezzo mondo e messo in allerta l’Unesco. Tra loro anche l’ex soprintendente Andrea Pessina. Ora la Procura decide di avvalersi di un superconsulente, un architetto di cui non è dato ancora sapere il nome. Un tecnico che dovrà aiutare la magistratura a vederci chiaro su di una vicenda che presenta importanti complessità tecniche. Procedure, caratteristiche tecniche del complesso, e soprattutto i verbali dei sopralluoghi. Al momento i reati ipotizzati sono abuso edilizio, violazione del testo unico sul paesaggio e falso. Il primo punto da chiarire riguarda l’eventuale aumento dei volumi della struttura in fase di ristrutturazione. Al netto, al momento, del colore che regala il nome alla struttura. Il Cubo nero. Anche su questo sono sotto esami gli atti di chi doveva vigilare. Il “via libera” alla costruzione era stato rilasciato infatti a condizione che “materiali, infissi e finiture esterne” venissero “concordati in corso d’opera sulla base di campionature da valutare congiuntamente in cantiere”. Ora dai vari accessi agli atti fatti dell’opposizione in Palazzo Vecchio è emerso che di quei sopralluoghi non c’è traccia scritta. E ancora, il progetto sarebbe risultato diverso da quello approvato nel 2018 nel piano di recupero, in particolare proprio riguardo gli spazi acquisiti, al punto che sarebbero stati aggiunti due piani. La difese degli indagati respingono al momento però questa ricostruzione. L’inchiesta della Procura fiorentina va ora avanti, con in più la carta del super consulente da giocare.

