Nuova assemblea a Prato degli imprenditori cinesi coinvolti nella vertenza Acca, con la loro merce bloccata nei magazzini di Seano (Prato) da un picchetto di lavoratori.Sudd Cobas replica: ‘Nessuno fallirà, unico dramma è lavoratori schiavizzati e licenziati’
A promuovere l’incontro, l’avvocato Nunzio Giudice, il cui studio rappresenta circa 250 imprenditori. Il legale ha fatto il punto sulla situazione prima dell’udienza del tribunale del Riesame, in programma lunedì 27 luglio, dopo la mancata convalida del sequestro preventivo delle merci finalizzato alla restituzione a 21 ditte del ‘pronto moda’.
L’avvocato ricorda che “per tre volte ci siamo recati davanti ai cancelli di Acca Srl insieme ai nostri assistiti per consentire il ritiro della merce, ma ci è stato impedito l’accesso”. Si tratta di merce “del valore di circa 2,5 milioni, destinata a un mercato caratterizzato da una forte stagionalità. Ogni giorno di ritardo significa perdita di valore, danni economici, perdita di clienti e rischio concreto per la sopravvivenza delle aziende”.
“Da una parte – spiega – ci sono lavoratori che esercitano un loro diritto; dall’altra ci sono oltre 400 imprenditori che rischiano di vedere compromessa la propria attività perché non possono ritirare beni regolarmente acquistati e pagati. Tra questi, 250 sono assistiti dal nostro studio. Le denunce che abbiamo presentato raccontano episodi di mezzi circondati, ingressi bloccati e imprenditori ai quali veniva impedito qualsiasi accesso”. Imprenditori, ripete, “che sono estranei alla vertenza”.
A stretto giro arriva la risposta dei Sudd Cobas: “A febbraio 2025 – fanno sapere – scoppiò una bomba incendiaria nascosta dentro una scatola di vestiti. In contemporanea, la stessa cosa accade anche in altri magazzini concorrenti”. E pochi mesi prima altri attentati. “Eppure nessun imprenditore fallì. Perché? Perché – spiegano – dentro il magazzino incendiato, così come in quello di via Copernico, vi era solo un 365/o della merce che questi pronto moda spediscono ogni anno”.
E “non si alzò neppure una voce. Eppure la loro merce era stata bruciata”. Alla fine spiegano, “l’unico dramma nella vicenda Acca è quello dei 95 lavoratori prima schiavizzati, poi bastonati per aver rivendicato diritti e infine licenziati per essere sostituiti da nuovi schiavi”

