Il secondo album, in un momento di forte esposizione mediatica, conferma il trio di Belfast come una delle voci più nette e potenti della scena contemporanea.
L’album appena uscito per Heavenly Recordings ribadisce il ruolo dei Kneecap come una delle voci più nette e conflittuali del rap militante europeo, tra identità irlandese, memoria storica e sostegno esplicito alla causa palestinese.
Fenian, secondo album in studio della band, è un nuovo tassello di un percorso che unisce hip-hop, lingua irlandese e impegno politico. Il trio di Belfast, formato da Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí (pseudonimi rispettivamente di Liam Óg Ó hAnnaidh, Naoise Ó Cairealláin and J.J. Ó Dochartaigh), presenta il disco come una risposta ragionata agli ostracismi ed alle contestazioni che hanno subito (banditi da alcune nazioni, accusati di terrorismo in UK ai sensi del Terrorism Act 2006), il risultato è un lavoro che mette al centro conflitto, resistenza e autodeterminazione.
“Hanno provato a fermarci etichettandoci come “terroristi”, con cancellazioni di concerti e con dichiarazioni del Primo Ministro in persona.
Avevamo tutta la determinazione di cui avevamo bisogno. Questa non è una reazione impulsiva, ma una risposta ponderata a chi ha provato a metterci a tacere. E ha fallito.
Abbiamo realizzato questo album con Dan Carey, un produttore con cui siamo onorati di aver lavorato. Il suono è più sinistro, perché viviamo tempi sinistri. Ma anche di sfida e trionfante.
Ispirato e orgogliosamente intitolato “Fenian”, l’album prende il nome dai guerrieri del folklore irlandese e diventato in seguito termine dispregiativo per gli irlandesi.
Ora lo usiamo per definire chiunque dica la verità al potere.
Dopo 800 anni di colonizzazione, pensavano che la lingua irlandese sarebbe morta. Non è successo, grazie alla Muintir na Gaeltachta e a tutti i gaelici che si sono rifiutati di lasciare distruggere la propria cultura e la propria lingua.
I Kneecap correvano lo stesso rischio… ma siamo ancora qui.
The Paddies are back.”
Prodotto da Dan Carey (già al lavoro con Fontaines D.C., Wet Leg, black midi, etc.), Fenian arriva dopo un periodo di forte visibilità anche fuori dalla musica, segnato dall’attenzione mediatica attorno al film Kneecap e da un’esposizione pubblica che ha contribuito a rafforzarne il profilo culturale e politico. Il titolo stesso è una rivendicazione, indica i separatisti, nazionalisti repubblicani irlandesi, un termine storico e spesso dispregiativo che i Kneecap trasformano in bandiera identitaria, spostando il discorso dalla semplice provocazione ad una posizione politica esplicita.
Del resto loro nome è un gioco di parole che deriva sia da kneecapping, la pratica paramilitare dell’IRA di sparare alle ginocchia dei presunti criminali politici e degli spacciatori di droga, che dalla frase in Irlandese ní cheapaim che significa non penso questo e che in inglese suona come kneecap him, e il loro logo ricalca il passamontagna che i paramilitari dell’IRA indossavano durante il conflitto nordirlandese.
Musicalmente il disco, anticipato dai singoli “Liars Tale”, “Fenian”, “Smugglers & Scholars” e “Irish Goodbye” (con Kae Tempest, brano scritto da Móglaí Bap per la madre suicida), mantiene un suono teso, asciutto e tagliente, tra hip-hop, piglio punk, inserti grime ed elettronica da rave acid house, con una scrittura che alterna ironia, rabbia e riferimenti diretti alla storia coloniale irlandese e all’attualità internazionale.
La dimensione politica è centrale anche nel modo in cui il gruppo ha presentato il lavoro: Fenian non viene raccontato come un semplice ritorno discografico, ma come un disco che difende la lingua, la memoria e il diritto di prendere parola su temi controversi. In questa prospettiva, la militanza non è un’aggiunta estetica ma la materia stessa del progetto.
Fenian, dei Kneecap, è il nostro Disco della Settimana.

