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Mer 15 Apr 2026
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Pfas, Toscana avvia maxi indagine per mapparle

 La Toscana avvierà una maxi indagine conoscitiva su scarichi, emissioni, rifiuti attività produttive per la lotta all’inquinamento da Pfas,

sostanze chimiche utilizzate in numerosi processi industriali e prodotti di uso quotidiano per le loro proprietà idrorepellenti e antiaderenti. Lo prevede una delibera approvata dalla Giunta regionale.

Sarà  mappata in Toscana la presenza delle Pfas  nelle principali matrici ambientali – acque, aria e rifiuti – con un focus mirato sui comparti produttivi più rilevanti. L’elevata persistenza nell’ambiente e la capacità di accumularsi negli organismi viventi rende infatti queste sostanze una criticità rilevante per la tutela degli ecosistemi e della salute umana.

L’indagine, si spiega in una nota, analizzerà in modo sistematico scarichi idrici, emissioni in atmosfera e rifiuti, contribuendo a migliorare la qualità delle informazioni disponibili e l’efficacia delle politiche ambientali regionali.

PFAS è l’acronimo per i poli- e per-fluoroalchili, un gruppo di oltre 10.000 sostanze sintetiche. Seppur molto diverse tra loro per proprietà e utilizzi, sono accomunate da una struttura formata da atomi di carbonio e fluoro che conferisce loro un’elevata stabilità e resistenza a condizioni estreme, come alte temperature, pressioni ed esposizione a liquidi o grassi, e li rende ideali per realizzare diversi oggetti di uso comune. Tra i vari utilizzi, i PFAS vengono usati per produrre farmaci, cosmetici, pesticidi, imballaggi per cibo, vernici, tessuti impermeabili, pentole antiaderentie numerosi altri prodotti. Tuttavia, oltre ai vantaggi, queste sostanze comportano anche dei rischi per la salute e l’ambiente, motivo per cui sono conosciute anche come inquinanti eterni. Essendo difficili da degradare, i PFAS possono accumularsi all’interno degli organismi con cui vengono in contatto, inclusi gli esseri umani. Inoltre, possono essere rilasciati nell’ambiente in ciascun processo di produzione, dalla loro sintesi fino allo smaltimento.

“Si tratta di un’azione concreta e innovativa – dichiara l’assessore regionale all’ambiente, David Barontini – che ci permette di rafforzare in modo significativo la nostra capacità di conoscere, prevenire e intervenire su una delle sfide ambientali tra le più complesse dei nostri tempi.

Estenderemo il monitoraggio sulle Pfas  anche ai gestori del servizio idrico integrato, in linea con le più recenti indicazioni europee che evidenziano l’importanza di intercettare gli inquinanti fin dall’ingresso nelle reti fognarie”. In una prima fase, le attività interesseranno prioritariamente le aziende soggette ad Autorizzazione integrata ambientale (Aia), con particolare attenzione ai settori della depurazione delle acque civili e industriali, gestione e trattamento dei rifiuti, lavorazione del cuoio, industria della carta e del cartone, comparto tessile e altre filiere produttive in cui è noto l’impiego di Pfas. Il percorso sarà guidato dalla Direzione regionale tutela dell’ambiente ed energia, con il supporto tecnico di Arpat, che curerà campionamenti, analisi e definizione delle metodiche operative. Per Barontini “questa delibera è la prima risposta alla mozione del Consiglio regionale approvata all’unanimità e a prima firma dei consiglier

Sempre più studi provano che i PFAS sono rischiosi per la salute e l’ambiente, ma rimane difficile capire in quale misura, dal momento che sono migliaia di composti differenti. Per determinare il rischio, si devono considerare essenzialmente due aspetti: le proprietà delle singole sostanze e le concentrazioni a cui si è esposti.Per quanto riguarda il primo punto, per esempio alcuni PFAS possono rimanere nel corpo giorni dopo l’esposizione, altri anni.

Per quanto riguarda il secondo, nel 2020 l’Autorità europea per la sicurezza del cibo (EFSA) ha definito sicura un’esposizione settimanale alle 4 forme di PFAS più diffuse (ovvero PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS) entro i 4,4 nanogrammi per chilogrammodi peso corporeo (ng/Kg). Secondo l’EFSA, il superamento di questa soglia può sopprimere l’attività del sistema immunitario, e quindi per esempio ridurre l’efficacia dei vaccini. Queste sostanze però possono interferire anche con altri meccanismi biologici e compromettere il funzionamento del sistema endocrino e il metabolismo dei lipidi, indurre stress ossidativo e infiammazioni croniche. Di conseguenza, l’azione dei PFAS può promuovere infertilità, osteoporosi, diabete, e lo sviluppo di tumori, in particolare dei testicoli e reni.