Ancora tensione e traffici illeciti nel carcere della Dogaia di Prato. L’episodio più grave a fine febbraio, con una rivolta scoppiata nel campo da calcio durante un tentativo di lancio di droga dall’esterno. Una scena che riporta alla memoria le carceri di decenni fa.
Le grida improvvise sul campo di calcio della casa circondariale, gli agenti che corrono verso il muro di cinta. Dall’esterno, due giovani lanciano tre involucri oltre la barriera di cemento. Dentro, una sessantina di detenuti che si muovono compatti, si accalcano, fanno scudo. In pochi istanti la tensione esplode. E purtroppo non è la scena di un vecchio film. Si tratta di un episodio avvenuto ancora una volta alla Dogaia, il carcere di Prato, solo qualche giorno fa: il 28 febbraio, intorno alle 13 e 15. La Procura di Prato racconta che in quei minuti un ventenne tunisino e un diciannovenne italiano vengono sorpresi mentre cercano di far arrivare droga all’interno del carcere, lanciando i pacchetti verso il campo sportivo della sesta sezione. Quando la polizia penitenziaria interviene per recuperare gli involucri, scatta la rivolta. Secondo la Procura, circa sessanta detenuti – in larga parte di nazionalità albanese – si coalizzano, impediscono le perquisizioni e, approfittando della carenza di organico, mettono in difficoltà gli agenti, numericamente inferiori. Un episodio che, per gli inquirenti, dimostra come alcuni gruppi siano in grado di condizionare la vita interna dell’istituto. Ma come si sa, non è un caso isolato. Ecco altri particolari della vita gestita dalla criminalità alla Dogaia: il 13 febbraio era stato intercettato un pacco postale con cocaina e hashish nascosti tra fette di salame. Il 20 febbraio, all’esterno del muro, erano stati trovati altri stupefacenti, insieme a un cellulare e a una chiavetta per collegarsi a internet. Dopo i fatti del 28 febbraio, le perquisizioni nelle case dei due giovani hanno portato al sequestro di altra droga. Il ventenne tunisino è stato arrestato e si trova ai domiciliari. Nonostante i ripetuti interventi degli ultimi mesi, la Dogaia resta al centro di un sistema di traffici che attraversa le sue mura. E quell’immagine del campo da calcio trasformato in teatro di scontro racconta più di ogni altra cosa la tensione che si respira dentro il carcere di Prato.

