“Vietato Al Maggiore”, la concept-compilation del Matarock

Vietato al maggiore è una compilation prodotta dall’etichetta Arroyo Metarock che contiene tredici brani estrapolati dal loro catalogo, selezionati dal direttore artistico Nicola Zaccardi.

La compilation si compone di brani che sono interpretati da artisti non solo italiani ma anche internazionali che sono stati sul palco del Metarock: tra gli altri, Peppe Barra, Bobo Rondelli e Giovanni Lindo Ferretti.

Il titolo, Vietato al maggiore, è il fil rouge che lega i brani, accumunati da una parte tecnica, cioè la loro composizione in chiave minore, e dal messaggio, una narrazione attraverso la musica di storie di emarginati, disadatti, “riciclati male e dispersi nell’ambiente”.

La copertina è stata affidata a un’artista poliedrico, Massimo Pasca, in arte Papa Massi, MC della band pisana, Working Vibes, ha reso al meglio il messaggio che accumuna i brani e interpretato il titolo.

L’album è disponibile su Youtube e Spotify come playlist e su tutte le altre piattaforme musicali come Itunes.

Tracklist:

 

  • A non so dove – Bobo Rondelli
  • Politik Kills- Manu Chau powered by Dennis Bovell & Papa Massi
  • Chi è sfruttato – BiscaZulù
  • Ogni raggio di sole (Lucy)- Working Vibes
  • Pum Pum – Dos Dos
  • Se dimane je muresse – Peppe Barra
  • Aitano – Peppe Barra
  • Guns of Brixton (Dove te ne vai) – Ottavo Padiglione
  • Lo sguardo sopra il mare – Papa Massi powered by Dennis Bovell
  • And the radio plays – Marina Mulopulos
  • Mad Woman – Jean Binta Breeze
  • Giulio – Ottavo Padiglione

 

La copertina è di Massimo Pasca.

Così il disco nelle parole dei curatori: “Dalla predisposizione a preferire i brani suonati in chiave minore, ci è venuta l’idea di saccheggiare il nostro catalogo di produzioni Metarock e vedere quanti brani avessero questa particolarità. Nel metterli insieme, ci siamo accorti di aver selezionato canzoni che presentavano storie di disagio e di emarginazione sociale, con per protagonisti i più deboli fra gli esseri umani, fantasmi, buffoni e cuori fuorilegge spesso al di fuori della cronaca comune di certo lontanI dalla logica “comune”
Il metarock ha sempre avuto fra le sue fila questa squisita categoria umana che comunemente è definita (dagli altri) dei “perdenti” a partire da molti artisti arrivando ai barman , al roadies o chi ha lavorato davanti ad un pc in ufficio.
Per questo motivo forse le affinità elettive per questa categoria imperversano, perchè in un modo o nell’altro ne facciamo parte o ne abbiamo fatto parte in passato.Questa categoria di perdenti è quella che non si arrende perchè semplicemente rifiuta la lotta e le regole che questa impone , cani sciolti e senza museruola disponibili ad una carezza oppure a mordere a seconda della situazione . Figli di nessuno di chi non conta niente , riciclato male disperso nell’ambienteDa qui l’idea del nome “VIETATO AL MINORE” suggerita da Massimo Pasca, componente dei Working Vibes nonché pittore e disegnatore, e come sempre , art director dei pensieri legati a come trasformare in colori e forme la musica di Metarock.
Abbiamo pensato di offrire una compilation varia e vasta, nella quale trovano posto artisti come Peppe Barra, Bobo Rondelli, Manu Chao e Giovanni Lindo Ferretti.Per chi cerca di andare sempre oltre l’approssimazione le coincidenze non esistono, ed è forse per questo che abbiamo avuto la fortuna di leggere e conoscere lo scrittore Roberto Farina, che è stato così gentile da prestarci questo suo pezzo, a parer nostro adatto alla introduzione della compilation. Le righe che seguiranno, non a caso, sono state scritte per ricordare il lavoro di Andrea Pazienza, altro artista che ha spesso focalizzato il suo mondo narrativo sugli ultimi e i vinti. Come nel Pompeo di Pazienza, i personaggi descritti nelle canzoni sembrano giocatori di dadi che hanno perso tutto, perché tutto hanno puntato, suscitando la nostra attenzione e solidarietà.«La risposta l’andavo a cercare nell’arte. E la trovavo. Gli artisti sono segugi vagabondi sulle tracce dei perdenti. Individuano il torto e raccontandolo, lo raddrizzano. L’arte, se è arte, fa giustizia. Quando Oscar Wilde nel carcere di Reading descrive lo sguardo del condannato a morte, fisso sulle nuvole alla deriva, fa in mille pezzi il patibolo. L’arte disprezza il patibolo, tanto quanto il podio.
Solo l’arte mercantile e l’arte di regime cantano il podio o il patibolo.
L’arte ama i perdenti. I vincenti non hanno bisogno dell’arte. I vincenti hanno la vittoria. Da giovane, quando con mio papà guardavo la gara dei cento metri, seguivo sempre l’ultimo. Le telecamere servili inquadravano il vincitore mentre io, appiccicato al teleschermo, cercavo l’ultimo. Mi interessava lui, il perdente, la cui faccia seria mi ricordava ogni volta quella di Domenico de Angeli, il pittore di casette, sulle Alpi Apuane. […] Lo rispettavano tutti, ma il giudizio sotterraneo era che fosse il matto del paese. Dipingeva perchè non era riuscito a fare altro, si diceva. Era emigrato in Germania ed era tornato senza un centesimo, allora gli aveva dato di volta il cervello, si diceva. […] Quando alzava il volto al cielo ne ammiravo i tratti scavati sotto la barba lunga. “Mi nutro della luce del sole e di poco altro”, diceva. “Vivo dall’alba al tramonto, poi crollo. Ma prima di andare a letto bevo una tazzona d’acqua, così sono sicuro di vederle”, “Vedere cosa?”, chiedevo, “Le stelle. Grazie alla tazzona mi alzo nel cuore della notte per pisciare all’aperto. Solo nella notte brillano le stelle”».
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