“Nel confronto nazionale con Obi, l’azienda ha presentato una procedura che prevede l’utilizzo di palmari attraverso i quali viene richiesto ai lavoratori di rendicontare l’attività svolta con notifiche a intervalli regolari, ogni 30 minuti.
Il sistema verrebbe applicato per periodi di tre settimane, a rotazione, nei punti vendita sul territorio nazionale a partire dal mese di marzo. Secondo l’azienda, tale strumento rientrerebbe nell’ambito dell’organizzazione del lavoro”. Lo sottolinea la Uiltucs Toscana che “respinge con decisione, ritenendo la procedura assimilabile a un controllo a distanza, tipico di modelli organizzativi che comprimono diritti e libertà delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Carlo Pino, segretario regionale Uiltucs Toscana, sottolinea in una nota che “queste non sono semplici verifiche organizzative, ma forme di controllo continuo. È il modello di aziende che non rispettano i diritti, non certo quello di un lavoro moderno e dignitoso”. Per il sindacato toscano, “il punto non è solo tecnico o contrattuale, ma culturale e politico: un sistema che impone una rendicontazione costante, ogni mezz’ora, incide direttamente sulla qualità del lavoro, sulla serenità delle persone e sul loro rapporto con l’attività svolta”. “Il lavoro non può essere trasformato in una catena di notifiche – prosegue Pino -. Questa deriva non la accettiamo. Difendere il lavoro significa difendere le persone, non adattarle a modelli che le trattano come numeri o robot. Su questo saremo fermi e coerenti”.

