Lo spiega Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, dando conto di una causa civile davanti alla Corte di appello di Firenze.
Dopo le cause “con Matteo Renzi ho vinto nel secondo appello anche la causa con suo padre Tiziano. Il quale dovrĂ restituirmi i 50.000 euro (piĂą interessi e spese legali, per un totale di circa 100.000 euro) che ero stato costretto a versargli da due incredibili sentenze di primo e di secondo grado per una legittima critica politica alla trasmissione Otto e mezzo”, nel 2017, relativa all'”inchiesta Consip che vedeva indagato il babbo dell’ex premier”. Lo spiega Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, dando conto di una causa civile davanti alla Corte di appello di Firenze.
Travaglio ricorda di aver risposto a Lilli Gruber che “se il padre del capo del governo si mette in affari o si interessa di affari che riguardano aziende controllate dal governo, magari a beneficio di imprenditori che finanziano o hanno finanziato il capo del governo, questo non so se sia un reato, ma è un gigantesco conflitto d’interessi”.
Al riguardo lo stesso Travaglio ricostruisce che “Renzi senior, credendo che parlassi di lui e non di suo figlio, mi aveva denunciato per danni. Ma io non lo sapevo, perchĂ© la notifica non mi era mai arrivata (al posto della mia firma c’era uno scarabocchio fatto da chissĂ chi). Così nel 2018 ero stato processato in contumacia, senza potermi difendere, da un giudice civile di Firenze. Il quale avrebbe potuto e dovuto verificare da solo la veridicitĂ di ciò che avevo detto (un fatto notorio) e assolvermi per aver esercitato il diritto di cronaca e di critica. Invece non lo fece e mi condannò a pagare 50.000 euro piĂą le spese processuali”.
Travaglio – che lo scoprì da Il Foglio e da un post di Matteo Renzi su Fb – fece appello assistito dall’avvocato Caterina Malavenda “ma anche la Corte d’appello – ricorda ancora – mi diede torto, perchĂ© avrei dovuto ‘invocare l’esimente del diritto di cronaca o critica e fornire la prova della veridicitĂ del fatto narrato’ in primo grado (dov’ero ignaro contumace)”. Poi la Cassazione “annullò quel doppio obbrobrio, bacchettando i giudici” e “rinviò il processo a un nuovo appello conclusosi l’altro ieri col rigetto totale delle pretese di Tiziano Renzi e la sua condanna a restituirmi ciò che gli ho versato (76.295 euro fra risarcimento e spese legali), piĂą gli interessi e le spese legali della Cassazione e del secondo appello”

