Pilota automobilistico, campione internazionale, poi paraciclista di livello assoluto, la vita di Alessandro ‘Alex’ Zanardi è stata una traiettoria continua tra velocità, drammatiche cadute, faticose rinascite e nuove sfide. Una biografia che ha assunto, nel tempo, i contorni del mito sportivo e umano, fino alla sua morte avvenuta all’età di 59 anni, tra il 1 e il 2 maggio.
“Alex Zanardi è un esempio straordinario di forza, coraggio e umanità. Ha saputo trasformare il dolore in energia, le difficoltà in insegnamento, diventando un punto di riferimento ben oltre lo sport. Campione nella vita prima ancora che nelle competizioni, ci ha insegnato a non arrendersi mai, a guardare avanti, a vivere con dignità e sorriso anche nei momenti più duri. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo, ma il suo esempio continuerà a vivere in ciascuno di noi. Alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene va il pensiero più sincero e commosso. Ciao Alex, non ti dimenticheremo”. Così sui social Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana.
La sua storia non è soltanto quella di un atleta, ma di un uomo che ha attraversato due esistenze: la prima vissuta dentro e accanto ai circuiti della Formula 1 e della Cart, la seconda costruita dopo il terribile incidente del 2001, quando perse entrambe le gambe al Lausitzring. E ancora una terza, segnata dalla consacrazione paralimpica e da un nuovo, devastante incidente il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in Toscana.
Alla guida della sua handbike, perde il controllo lungo un tratto di strada in discesa e si scontra con un camion. Le conseguenze sono nuovamente gravissime: trauma cranico, interventi chirurgici complessi, coma farmacologico e un lungo percorso di riabilitazione tra diversi centri specializzati in Italia. Dopo mesi di cure intensive e una lenta stabilizzazione clinica, nel 2021 torna a casa, dove continua la riabilitazione con il supporto della famiglia. Gli ultimi anni di vita di Zanardi sono segnati da un progressivo ritiro dalla scena pubblica e da un percorso riabilitativo continuo, lontano dai riflettori ma seguito con attenzione e rispetto dal mondo sportivo internazionale.

