Toscana torna in fascia Arancione. Da domenica

pomemiche sui parametri per attribuzione fasce/colore alle varie regioni

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato le ordinanze che portano in arancione le tre regioni, Abruzzo, Liguria, Toscana – e la provincia di Trento, e che saranno valide a partire da domenica.

Dopo cinque settimane in giallo la Toscana torna in zona arancione. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato oggi l’ordinanza, valida a partire da domenica. Stessa sorte della Toscana per Abruzzo, Liguria, e la provincia di Trento: hanno tutte un Rt superiore ad 1 anche nel limite inferiore e dunque compatibile con uno ‘scenario 2′.

Saltano così per i ristoratori gli incassi sperati almeno per San Valentino mentre all’Abetone (Pistoia), dove da decenni non si vedeva così tanta neve, il 15 non ci sarà l’attesa riapertura delle piste da sci.

Riguardo all’andamento dell’epidemia, oggi tasso di positività in calo rispetto a ieri: 3,8% contro 4,6. In totale i nuovi casi sono stati 727 e si registrano altri 17 decessi che portano il totale da inizio pandemia a 4.400. In aumento i ricoveri: sono complessivamente 811, in crescita di 3 rispetto a ieri, di cui 126 in terapia intensiva, con un incremento di 6.

Il governatore toscano Eugenio Giani si dice comunque tranquillo riguardo alla situazione delle terapie intensive e di posti Covid negli ospedali: “E’ sostanzialmente la stessa, immutata da qualche settimana a questa parte”. “E’ indubbio – ha aggiunto – che ci sono nuovi contagi”, e dunque “sono aumentati rispetto ad inizio di gennaio, ma è una situazione che registra una capacità
del nostro sistema socio-sanitario e di intervento sull’emergenza Covid di gestire il fenomeno”.

“Ho parlato con il ministro Speranza e mi ha comunicato la decisione della cabina di regia di portare in zona arancione Toscana, Liguria, Abruzzo e provincia autonoma di Trento. Sono trascorse 5 settimane in zona gialla ed è fisiologico un aumento dei contagi che non rappresenta un picco incontrollato, ma invece una progressione che occorre frenare per poter presto riportare condizioni sicure
per la salute dei cittadini. Le Regioni non hanno la facoltà di modificare le decisioni delle autorità governative”. Così il presidente della Toscana, Eugenio Giani, commenta su Facebook il passaggio in zona arancione della regione.

“Sottolineo comunque – aggiunge – come il nostro sistema sanitario stia gestendo in sicurezza la pandemia: i numeri dei posti occupati in terapia intensiva e nelle postazioni Covid sono solo un terzo rispetto a quelli di novembre. Cerchiamo di tenere comportamenti virtuosi e responsabili perché con i vaccini stiamo innalzando il fronte di contrasto al Covid. Ad oggi abbiamo somministrato 176.060 vaccini, più lo Stato ne trasmette e più rapidamente li somministreremo”. Giani spiega infine di aver chiesto al Governo “di fare di tutto per acquistare più vaccini e consentirci di somministrarli velocemente, la vaccinazione è la vera arma contro la pandemia”.

Per la Cna della Toscana è “drammatico il ritorno in zona arancione” ed è “impossibile lavorare nell’incertezza”. Il ritorno della Toscana in zona arancione rischia di trasformarsi in un dramma economico e sociale per le imprese toscane, costrette a vivere nell’incertezza, senza la possibilità di programmare il futuro.

“Purtroppo i timori di inizio settimana si sono concretizzati – afferma il presidente Luca Tonini – la Toscana da domenica tornerà in zona arancione e questa sarà un’ulteriore mazzata per le imprese. L’inasprimento delle misure significa non solo staccare la spina alle attività produttive, ma anche gettarle nello sconforto e nella totale incertezza. Questo valzer estenuante di colori non permette di programmare l’attività e rappresenta un ulteriore grave danno economico per tutti i settori. La decisione arriva poi dopo un periodo durante il quale si iniziava ad intravedere qualche timido segnale di ripresa”.

“Adesso, invece, si torna nell’incertezza di non sapere cosa si potrà fare domani – prosegue Tonini – alla quale si aggiunge l’incapacità di capire cosa potranno fare alcune categorie economiche che si apprestavano a ripartire, come gli operatori
del settore sciistico e delle palestre. Ormai non è più neanche una questione di ristori, ma è necessario che ci siano regole chiare e precise perché questa situazione non è più tollerabile. Occorre dare una risposta chiara, precisa e rapida, anche perché ci sono molti lavoratori che aspettano la cassa integrazione di novembre, dicembre e gennaio e non possono attendere oltre”.

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