Considerati l’incarnazione contemporanea dello spirito proletario britannico per la loro capacità di fondere l’estetica Mod, l’etica Punk e il realismo sociale della working class, il duo di Notthingam giunge alla definitiva “consacrazione” con il 13° album.
Il tredicesimo album in studio del duo post-punk di Nottingham Sleaford Mods, “The Demise Of Planet X” è stato appena pubblicato per la storica Rough Trade Records. L’album rappresenta un’evoluzione nel suono della band, integrando basi elettroniche minimaliste con arrangiamenti più complessi. L’uscita sarà accompagnata da un lungo tour europeo nel corso del 2026
I testi di Jason Williamson esplorano con un un mix di rabbia e amara ironia il declino culturale e sociale contemporaneo (“l’Apocalisse è già avvenuta”), affrontando temi come la saturazione dei social media, gli eccessi della “cancel culture”, la stagnazione economica e le conseguenze psicologiche degli anni post-pandemia.
“The Demise Of Planet X” segna un’evoluzione nel suono degli Sleaford Mods, l’abbandono del minimalismo estremo verso un suono più stratificato e collaborativo con tanto di archi, fiati e influenze funk che arricchiscono le basi electro di Andrew Fearn senza smorzarne la carica punk.
Dalla cultura Mod il duo di Nottingham eredita (oltre alla citazione nel nome) l’ossessione per il dettaglio quotidiano e un certo orgoglio identitario, come i Mod degli anni ’60, si concentrano sulla realtà locale e provinciale. Dal Punk, invece, attingono l’attitudine radicale e il minimalismo del “fai-da-te”: le loro basi elettroniche essenziali e il canto parlato (lo sprechgesang) eliminano ogni fronzolo per lasciare spazio alla pura urgenza comunicativa.
Figli ideali dei Public Image Ltd. di John Lydon, la loro guadagnata credibilità sociale si rispecchia soprattutto nel linguaggio e nella loro narrativa: la classe operaia, senza alcuna retorica o idealizzazione, è raccontata senza filtri nelle frustrazioni, la noia e la rabbia attraverso il dialetto di Nottingham e una satira sociale ferocissima; il duo rappresenta il “megafono” di chi vive ai margini, restando fedele a quell’estetica di sobrietà e ribellione tipica delle sottoculture “di strada”.