Rossi: “grave,accertare subito verità su pestaggio in carcere San Gimignano”

Enrico Rossi

Così il presidente della Toscana Enrico Rossi in merito alle indagini su un caso di pestaggio da parte di agenti di polizia penitenziaria ai danni di un detenuto nel carcere di San Gimignano (Siena).

“I gravi fatti del carcere di San Gimignano, su cui indaga la procura senese, sono motivo di grande preoccupazione e costituiscono un serio allarme. Gli inquirenti ipotizzano il reato di tortura ai danni di un detenuto, avvenuta un anno fa ad opera di alcuni agenti della polizia penitenziaria all’interno del carcere di Ranza. Auspico che si giunga al più presto all’accertamento della verità. L’opinione pubblica è sensibile a queste violenze inaudite.
L’emersione e la verifica giudiziaria di questa condotta illegale e violenta nelle carceri – pensiamo al caso Cucchi – è diventata una spinta all’impegno civile e alla libertà di informazione”. Così il presidente della Toscana Enrico Rossi in merito alle indagini su un caso di pestaggio da parte di agenti di polizia penitenziaria ai danni di un detenuto nel carcere di San Gimignano (Siena).
“Il garante regionale dei detenuti – aggiunge – ha dichiarato che nel carcere di San Gimignano, così come in altri istituti della Toscana, persistono problemi di carattere strutturale e carenza di servizi essenziali. In questi contesti, in cui pare palpabile la defezione dello Stato, possono verificarsi fenomeni inquietanti di extraterritorialità, omertà e violazione dei diritti umani, come ipotizzato per l’episodio di San Gimignano”.
“La tortura – prosegue – è un crimine orrendo che nega la libertà fisica e interiore della persona che la subisce, con gravi effetti intimidatori sul contesto circostante. Anche se dal 2017 esiste una legge importante che introduce nel nostro ordinamento il reato di tortura siamo lontani dall’obiettivo di garantire la piena attuazione dal secondo comma dell’articolo 27 della Costituzione: ‘Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato’. E’ una grande emergenza nazionale e tocca allo Stato spezzare questo intreccio di abbandono, violenza e impunità. Ora spetta al governo e al ministro Bonafede investire le risorse necessarie e costruire percorsi alternativi alla detenzione”.

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