Ristori per l’artigianato, tra bandi, attese e silenzi: le ceramiste dell’Arco di San Pierino si raccontano

ristori
Lorenza e Chiara Adami
Ristori per l’artigianato, tra bandi, attese e silenzi: le ceramiste dell'Arco di San Pierino si raccontano
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Ristori per l’artigianato:  la testimonianza di due sorelle titolari di una storica  bottega di ceramica artigianale nel centro di Firenze. Intervista a cura di Chiara Brilli.

Sbigoli Terrecotte è un’antica bottega artigiana, fondata nel 1857 dalla famiglia Sbigoli e portata avanti dalla famiglia Adami, specializzata nella produzione di ceramica da tavola e d’arredo. L’attività della famiglia Sbigoli iniziò nel 1857 nel quartiere di Sant’Ambrogio dove produceva e vendeva materiali per l’edilizia come laterizi, stufe e vasi in terracotta. Negli anni ’20 del ‘900, gli Sbigoli si trasferirono proprio dove si trova ancora oggi in in via Sant’Egidio a Firenze, dove iniziarono a vendere anche ceramica da tavola. Quattro anni dopo la devastante alluvione del 1966 che distrusse completamente in negozio e provocò la perdita totale del patrimonio artistico dell’Antica Ditta Ferdinando Sbigoli & Figlio, costituito da attrezzature, stampi, disegni nonché di tutta la documentazione della storia dell’azienda stessa, il negozio fu rilevato dalla famiglia Adami.

Negli anni ’70, Valentino Adami e Antonella Chini Adami, figlia di Tito Chini famoso decoratore e ceramista tra le due guerre, iniziarono la loro produzione di maiolica, elemento distintivo della loro produzione artigianale, prima nel laboratorio in via di Mezzo, poi in via di Camaldoli e infine all’interno del negozio, dove tutt’oggi producono, sfornano e decorano a mano le loro ceramiche, affiancati dalle figlie Chiara e Lorenza.

Lorenza e Chiara hanno sentito le storie che stiamo raccontando e raccogliendo tra gli artigiani di Firenze  rispetto alle difficoltà di questo anno pandemico, le problematiche economiche, la mancanza di turisti,  gli annunciati sostegni e le idee di ripartenza  ed hanno voluto condividere con noi alcune osservazioni in merito ai ristori regionali e a quelli relativi ai centri storici.

ASCOLTA L’INTERVISTA.

ll 40,1% delle imprese fiorentine, dopo aver accusato un forte ridimensionamento nel 2020, è convinto che nel 2021 non tornerà ai livelli precedenti. Il 27% (1 su 4) ha addirittura paura di cessare l’attività nei prossimi mesi. Il 24,2% crede di riuscire a recuperare nel corso dell’anno le perdite accumulate nel 2020 e l’8,7% presume un incremento sui risultati pre-Covid. Sono i risultati emersi da un’indagine condotta ad inizio 2021 da CNA Firenze su un campione di piccole e medie imprese della Città Metropolitana di Firenze.

Aspettative per il prossimo futuro estremamente influenzate dal settore di appartenenza. Quelli in cui è più accentuato il timore di chiusura sono i comparti che, fin dal primo lockdown, hanno subito danni economici gravissimi: dall’artigianato artistico alla ristorazione, trasporti e servizi alla persona.

Il meccanismo ristori del 2020 ha infatti “penalizzato un settore di cui l’Italia e la Regione Toscana si dicono fiere ma che, di fatto, non stanno considerando vitale per l’economia: l’artigianato  che racchiude una serie di attività formalmente aperte, ma di fatto chiuse” sostiene il presidente di CNA, Giacomo Cioni.

“Un ceramista, un orafo, un pellettiere non contoterzista possono anche stare nel loro laboratorio a produrre, ma poi a chi vendono se la parte commerciale è chiusa?” incalza il presidente Cna.

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