Firenze, Ceccarelli si dimette da Segretario del Pd, giovedì sarà eletto il reggente

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    Firenze, Ceccarelli si dimette da Segretario del Pd, giovedì sarà eletto il reggente
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    Dopo sei anni Andrea Ceccarelli si dimette da Segretario del Partito democratico di Firenze. Giovedì prossimo l’Assemblea del partito eleggerà l’on. Federico Gianassi come figura di garanzia per traghettare il Pd cittadino fino al congresso di ottobre.

    Come era già stato annunciato da giorni, il segretario cittadino del Partito democratico Andrea Ceccarelli si dimette. Lo fa dopo sei anni difficili ed intensi, fatti di vittorie e di sconfitte, come accaduto a Firenze e nella Piana nel caso delle passate elezioni regionali di ottobre scorso. Poi giovedì prossimo l’assemblea fiorentina del Pd eleggerà l’onorevole Federico Gianassi come reggente, una figura di garanzia necessaria per traghettare il partito al congresso del prossimo autunno. Quando il partito dovrà affrontare la sfida nazionale delle elezioni politiche. Gianassi, di area nardelliana, viene descritto come un riformista capace di intessere un dialogo con l’area maggioritaria del partito che fa capo alla segretaria Elly Schlein. E, oltre che allo stesso Nardella, piace alla Sindaca di Firenze Sara Funaro, al Presidente della Regione Eugenio Giani, piace allo stesso Ceccarelli. Piace la capacità di Gianassi di fare sintesi in un momento complesso. E questa sintesi ci sarà non casualmente dopo aver chiari i risultati delle elezioni amministrative del prossimo fine settimana che nel fiorentino vedono le attenzioni puntate su Sesto. Ma ad alcuni la reggenza Gianassi piace anche perché e purché sia pro tempore, con la reale scadenza del prossimo autunno. Per quando, in vista del congresso, si stanno già affilando i coltelli. Una fronda composta da dieci sindaci dell’area metropolitana di Firenze (tra cui i comuni del Chianti e del Mugello) si è espressa contraria all’ipotesi di affidare al deputato Federico Gianassi la guida temporanea del Partito Democratico fiorentino come “traghettatore”. Gli amministratori locali hanno criticato l’accordo (definito “patto Fossi-Nardella”) poiché percepito come una decisione calata dall’alto dai “big” del partito, senza una preventiva consultazione dei territori. I sindaci contestano l’opportunità di affidare il PD metropolitano a una figura che ricopre già un ruolo istituzionale importante a livello nazionale come quello di parlamentare.