Due lavoratori cinesi, un uomo e una donna, sono in sciopero davanti a una piccola azienda di confezioni tessili a Prato, specializzata nell’applicazione di bottoni su capi di abbigliamento.
Due lavoratori cinesi, un uomo e una donna, sono in sciopero davanti a una piccola azienda di confezioni tessili a Prato, specializzata nell’applicazione di bottoni su capi di abbigliamento. La protesta, che va in scena in via di Casale a ovest della città, è sostenuta dal sindacato Sudd Cobas, che denuncia condizioni di lavoro “disumane” e il mancato pagamento degli stipendi da diversi mesi. Secondo quanto riferito dal sindacato, i due operai avrebbero lavorato “dalle 14 alle 18 ore al giorno, senza giorni di riposo”, con una retribuzione “a cottimo di tre centesimi a bottone”. Il Sudd Cobas sostiene inoltre che il 5 maggio scorso, durante una discussione legata alle rivendicazioni salariali, la titolare dell’azienda avrebbe aggredito fisicamente una delle lavoratrici. Alla protesta partecipano anche altri iscritti al sindacato, mentre alcuni manifestanti stanno cercando di coinvolgere nella mobilitazione un lavoratore africano impiegato all’interno della fabbrica. Una situazione che, secondo il sindacato, evidenzia “la complessità delle condizioni lavorative nella realtà multietnica pratese”. I due lavoratori, sempre secondo il Sudd Cobas, avrebbero inoltre perso l’alloggio collegato al rapporto di lavoro dopo l’avvio della protesta. Il sindacato riferisce di aver garantito loro una sistemazione temporanea e di aver avviato una raccolta fondi online per sostenere le spese di prima necessità. “Gli operai vengono spesso sottoposti al doppio ricatto di perdere lavoro e casa”, afferma Luca Toscano del Sudd Cobas, spiegando che l’obiettivo dell’iniziativa è offrire un sostegno immediato ai manifestanti. Sui canali social del sindacato è stato pubblicato il link per le donazioni.


