Nel concerto di Evita Polidoro, batteria, voce ed elettronica si intrecciano in una scrittura che attraversa jazz, rock, ambient e tensione sperimentale.
La musicista porta in scena una materia sonora mobile e potente, capace di spostarsi tra energia ritmica, densità timbrica e aperture più intime senza irrigidirsi in una grammatica di genere. Più che un set classificabile, emerge un paesaggio personale in cui gesto percussivo e vocalità appartengono alla stessa traiettoria espressiva e si innestano su un panorama di chitarre e pulsazioni.
L’intervista a Maurizio Busia.


