Disco della settimana: Glen Hansard “Between Two Shores”

Il nuovo lavoro discografico del cantautore irlandese, “Between Two Shores”, è stato presentato al Late Show with Seth Meyers sulla NBC. Per l’occasione, alla batteria sedeva Max Weinberg, dal 1974 componente della E Street Band.

I brani del disco, il terzo dell’artista, hanno avuto un lungo tempo di gestazione, scritti registrati e prodotti dallo stesso Hansard studi di registrazione tra Francia e America.
Giovanissimo nel film cult di Alan Parker The Commitments, già leader dei Frames, poi componente del duo The Swell Season con Marketa Irglova, Hansard ha dato il via alla produzione solista solo cinque anni fa, con il debutto Rythm and Repose.
Così si parla del disco su Sentireascoltare:

Per chi lo conosce già e per chi non lo conosce: il ritorno di Glen Hansard con Between Two Shores, terzo disco della lunga e varia carriera del songwriter irlandese è un gradito ritorno, un punto di arrivo delle cose fatte fino a qui ma anche un punto di ripartenza. Perché Hansard è in giro da parecchio tempo, dai tempi in cui compariva, giovanissimo, nel film cult di Alan Parker The Commitments, fino all’Oscar per la canzone del film Once, dove lo abbiamo visto anche recitare; nel mezzo i dischi con il suo primo gruppo, i Frames, che pare avessero tra i loro roadie nientemeno che Jeff Buckley (in rete c’è anche una specie di omaggio di Glen a Jeff, Glen Hansard discusses Jeff Buckley), il progetto The Swell Season con la (ex?) fidanzata Markéta Irglová, coprotagonista nel sopracitato Once, e poi che altro? Ah sì, il bel disco tributo It Was Triumph We Once Proposed… Songs of Jason Molina, l’amicizia con Eddie Vedder nata in circostanze particolari e che gli è valsa la stima del frontman dei Pearl Jam (che se lo è portato dietro nei suoi tour da solista).Insomma, ci sono tanti modi per conoscere questo artista che è un pezzo importante dell’Irlanda musicale di oggi, come dimostra la sua partecipazione pochi giorni fa alla serata dedicata a Shane MacGowan. Un’Irlanda dove Hansard fa il cantautore cercando la sua poetica tra due spiagge, quella americana e quella della sua terra. Un occhio a Bob Dylan, forse anche a John Denver, tanto per sparare alto quando cerchi di metterci tutta l’anima del mondo per fare del buon folk rock d’autore, e i due dischi che precedono questa nuova uscita sono stati ottimi tentativi in questa direzione. Un occhio però anche a Van Morrison, che fa capolino spesso in questo nuovo disco, in brani come Why Woman o Movin’ On, e al Bruce Springsteen della E Street Band per il piglio un po’ più tirato seppur sempre melanconico.Un album, questo, che segna anche un passo diverso nell’esercizio del songwriting: meno intensità nei testi e più attenzione agli arrangiamenti, dove l’orchestrazione a tratti più rock che folk sostenuta dalla presenza dei fiati e delle chitarre elettriche, già evidente nella traccia che apre il disco Roll On Slow, rende il disco meno intimista e sofferto (non c’è una The Storm, It’s Coming), meno focalizzato su temi precisi. Non si capisce se l’ispirazione di Between Two Shores arrivi grazie a un viaggio on the road, o dopo la rottura di una storia, o sia frutto di una riflessione sui tempi di crisi in cui viviamo, ma è poi così importante? Nel disco la voce robusta e pulita di Hansard trova nuove vie espressive, risultando meno sussurrata, più ruggente. La sua è una capacità di interpretare di alto livello, che arriva diretta al cuore come in Time Will Be The Healer, la ballata che chiude il disco e che rappresenta la quadratura del cerchio che il songwriter ha cercato in questo terzo capitolo. Avanti così.Così su Rockol:La carriera di Glen Hansard è lunga e complessa, ma solo negli ultimi anni ha davvero trovato una sua identità. Dalla botta di fama con i “Commitments” di Alan Parker negli anni ’90, a percorso con Frames – una delle migliori band irlandesi di sempre, ma mai fuori dai confini dell’isola – a “Once”, gli Swell Season e l’Oscar che l’ha fatto conoscere al mondo. Ma quello che l’ha davvero fatto amare follemente al pubblico è la carica dei suoi concerti: passionali, intensi, travolgenti, totali. Una carica degna di Springsteen e Vedder, che infatti l’hanno voluto spesso al suo fianco, soprattutto il leader dei Pearl Jam, con cui è passato dall’Italia l’anno scorso.
Hansard, da qualche tempo pubblica a suo nome: due dischi solisti, diversi EP, spesso dedicati ad outtakes, o temi paralleli. E’ un piccolo Prince o Ryan Adams: incontenibile, anche discograficamente. E proprio per questo fa piacere vederlo così a fuoco nella sua terza uscita “regolare” da solista, “Between two shores”.

Il disco ha una storia strana, frutto della “serendipity” che spesso accompagna Hansard: nel 2015, in una pausa dal tour, entra in studio con la band (che poi sono sempre i vecchi amici dei Frames) negli studi degli Wilco, a Chicago e registra di botto una manciata di canzoni. La band è rodata, gira bene. Ma Glen si dimentica di quei brani. Che gli tornano in mente per caso qualche mese fa: li ascolta, suonano bene. Scrive nuovi testi – nel frattempo si è appena lasciato – e incide le parte vocali.”Between two shores” è un “break-up record”, un venire a patti con le varie fasi del separarsi dalla persona amata. Nulla di nuovo, ma raccontato con la passione che da sempre contraddistingue Glen – che musicalmente è più VanMorrisoniano/Springsteeniano che mai: “Roll on slow” è un’apertura rock (che cita “Thunder road” alla radio, così come questa citava Roy Orbison…), poi si passa subito al “celtic soul” odierno. E’ difficile scegliere una canzone, in questo mazzo: “Wheels on fire” e la sua carica? La dolente e acustica “Movin’ on”? La più vanmorrisioniana di tutte, “Setting forth”? La chiusura catartica con la realizzazione che “Time will be the healer”?Il dato, però, è che Hansard è un artista che riesce ad essere ad altissimi livelli sia in studio che sul palco. Non ha discontinuità: quando fa un disco o fa un concerto, ci mette tutto quello che ha da dire e da dare. Si sente, si percepisce, e non può lasciare indifferenti.
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