Disco della Settimana: Blitzen Trapper “Wild and Reckless”

Wild And Reckless è il nome del musical che la band ha messo in scena ad inizio anno nella città natale, Portland. L’album contiene 7 brani estratti dallo spettacolo teatrale e 5 inediti. L’album era stato anticipato dai singoli Rebel e dall’omonima Wild And Reckless.

Sono una delle più intense e raffinate country rock band degli States, dal 2003 raccontano il quotidiano della grande provincia americana con uno sguardo partecipato e tagliente, nel solco di Tom Petty o degli Eagles ma con una contemplativa sensibilità «cosmic» che rimanda a Gram Parsons o a Crosby Stills Nash and Young. «Wild and reckless» (che sin dalla copertina richiama il Neil Young “modernista” di “Trans”) è l’album numero 9 della discografia e nasce dalla rock opera scritta dal gruppo, una storia di corruzione, droghe e amori finiti male.

Così se ne parla sulla specializzata Rootshighway:

Veterani della scena rock della costa ovest americana, passati per le maglie di importanti etichette come Sub Pop e Vagrant, i Blitzen Trapper di Eric Earley, deus ex machina del gruppo un po’ come fosse un Jeff Tweedy meno celebrato, sono una band dalle ambizioni mai nascoste. Nonostante possano apparire come “restauratori” di una certa classicità del genere, con mille riferimenti che li hanno a seconda dei casi imbrigliati nel genere Americana o in un più ampio indie rock, i Blitzen Trapper hanno spesso fatto perdere i punti di riferimento, giocando con le citazioni e miscelando cinquant’anni di rock’n’roll americano con intelligenza e imprevedibilità, accompagnati per giunta da un ottimo songwriter.

Wild and Reckless, nono disco di studio senza contare numeosi ep e live, non fa eccezione, seppure confermi la linea più “tradizionalista” ripresa dalla formazione a cominciare dal predecessore, All Across This Land. Questo zigzagare fra stili e ispirazioni certo comporta una resa sonora a corrente alternata, e se aggiungiamo il fatto che il qui presente album ha le velleità di un vero e proprio concept, allora ci rendiamo conto dei rischi che si sono presi Earley e compagni. Nato da una omonima piece teatrale, una sorta di musical incentrato sulla loro città di origine – Portland, Oregon – Wild and Reckless raccoglie sette brani di quel musical, andato in scena con la collaborazione della compagnia ‘Portland Center Stage’, e ne amplia la visuale arrivando alla dozzina finale che compone il disco. Lungo il percorso alcuni raccordi strumentali e orchestrazioni (Forever pt.1 e 2) e una sequenza di storie che interecciano temi drammatici come abuso di droga, crimine, disperazione ma anche romanticismi e ricordi sparsi che sembrano celebrare una Portland delle giovinezza, che i Blitzen Trapper tentano di rievocare con nostalgia.

L’esito musicale di questa piccola “rock opera”, che lo stesso Earley afferma di riallacciare a uno dei loro lavori più apprezzati, Furr, avvicenda ballate dal timbro mainstream rock settantesco, aggrappate alla lezione di Tom Petty (la stessa title track e una iniziale Rebel a cui manca solo una “s” plurale per completare l’opera…) e Bruce Springsteen (l’armonica di Stolen Hearts riecheggia The River e anche il titolo non scherza). Essendo tuttavia un quintetto dalla fantasia strumentale fuori delle solite gabbie dell’Americana, i Blitzen trapper sono abbastanza eccentrici per sgusciare fra chitarre glam, melodie californiane e passaggi pop che in Dance with Me, Love Live On, Baby Won’t Yoiu Turn Me On, persino nel funky sudista di When I’m Dying, ribadiscono la loro natura di abili saccheggiatori del passato senza per questo apparire sbiaditi replicanti.

Certo, Wild and Reckless a volte trasmette la sensazione di un progetto fin troppo ambizioso, con qualche giro a vuoto (l’acustica e monotona Joanna) e inutili orpelli (le citate parti strumentali e le interferenze che introducono No Man’s Land, brano interessante ma quasi irrisolto), eppure mantiene viva l’esperienza di una band giunta al suo quindicesimo anno di storia.

 

Così su Lloud:

“La storia recente dei Blitzen Trapper è la narrazione di un gruppo che, dopo 7 album di saliscendi tra prove interessanti (Furr del 2008) e flop dettati dalla mancanza di ispirazione (VII del 2013), nel 2015 partorisce un’opera coerente e finalmente a fuoco come All Across This Land. Con questo lavoro infatti i cinque di Portland si sono inseriti nel circus del rock americano più puro, senza vergognarsi di citare Bruce Springsteen, Bob Dylan e John Mellencamp, registrando un disco in cui agli echi nemmeno velati dei loro eroi musicali si sommava una bella scrittura, asciutta e dannatamente convincente. E siccome l’adagio recita che squadra vincente non si cambia, Wild And Reckless riparte da dove i Blitzen Trapper ci avevano lasciato, ossia con una bella dose di citazionismo filtrato dalla loro penna. Solo che stavolta la scrittura è meno ispirata e le citazioni rischiano di diventare copie scialbe degli originali. Andiamo per gradi.

“Rebel”, primo singolo estratto e opener dell’album, è veramente convincente e ci lascia illudere che ancora una volta Eric Earley & C. abbiamo trovato il modo per farci canticchiare ossessivamente i loro brani sotto la doccia. Un po’ Tom Petty e un po’ outlaw country, “Rebel” convince anche per un testo da romanzo di formazione, oltre che per il bel contrasto chitarra acustica/elettrica, l’una contrappasso dell’altra. Dopo questo convincente avvio iniziano i primi dolori. “Wild and Reckless”, title-track dalla quale ci si aspetta molto, rimane impigliata nell’indecisione tra un inizio melodico in cui il pianoforte apre le danze per poi esplodere in un tripudio di chitarre che sembrano incollate lì senza un’idea precisa. “Joanna” è talmente dylaniana da rasentare il deja vu, anche il titolo sembra copiato e comunque nonostante tutte le buone intenzioni l’interpretazione di Earley chitarra e voce non potrà mai raggiungere il pathos del Nobel per la Letteratura 2016 e così si finisce per annoiare l’ascoltatore. Dopo Dylan è quindi giunto il momento di onorare Bruce Springsteen con due brani, “No Man’s Land” e “Stolen Hearts”, che già dal titolo non promettono nulla di nuovo. La prima in realtà è una ballad che pur partendo con una piena citazione del Boss, cresce in maniera autonoma e risulta più gradevole di quanto previsto, un bozzetto ben costruito e soprattutto ben arrangiato. “Stolen Hearts” invece potrebbe essere uscita da Nebraska. Non è ovviamente una critica ma la voce di Earley non ha le profondità del buon Bruce e soprattutto sono lontani i fasti di “Nights Were Made For Love”, inserita nel precedente album, altrettanto springstiniana ma con un tripudio di suoni ed una convinzione che sembrano di un altro pianeta.

Questi Blitzen Trapper sembrano più svogliati, quasi tornati ai tempi di Furr, laddove però la formula folk era digerita in pieno e soprattutto i riferimenti erano meno ossessivi. Qui non si capisce se alle canzoni che Earley ha scritto per il nuovo lavoro risulti indigesto l’arrangiamento di una band intera, come avviene ad esempio in “Love Live On”, dove tutti sembrano ospiti, tranne la melodia e la voce del leader.

Quando invece i BT tornano a giocare con i riferimenti a briglia sciolta se ne riconoscono le potenzialità: “Dance With Me” strizza l’occhio a Tom Petty mettendoci in più una ironia latente e soprattutto “When I’m Dying” lascia di stucco con un approccio funk sudista che richiama vagamente i Little Feat (scusate se è poco) e che si candida, insieme a “Rebel” per essere una delle migliori canzoni della band. Bellissima ed intensa anche la conclusiva “Wind Don’t Always Blow” dove la chitarra solista taglia in due la canzone con un assolo che è come una lama bollente nel burro freddo.

In definitiva c’è un passo indietro rispetto al precedente All Across This Land ma era obiettivamente difficile ritrovare gli equilibri perfetti di quel disco. Di buono ci sono un paio di canzoni notevoli (“Rebel” e “When I’m Dying”), un gioco di chitarre mai banale e la sensazione che la band abbia tra le mani la potenzialità per esplodere. Di negativo stavolta ci sono i riferimenti che diventano inutili copie dell’originale e, soprattutto, l’impressione che non tutto sia stato messo a fuoco. In ogni caso oltre la sufficienza. Li attendo al varco per capire quale sarà la prossima mossa.”

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