Coronavirus, lettera appello: “Caro sindaco, garantire almeno mezz’ora d’aria per i nostri bambini”

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“Siamo disorientati dall’attuale comunicazione istituzionale che sul punto è generica, troppo imprecisa e condizionata dal bisogno di generare consenso” dicono i genitori. iniziative analoghe in arrivo anche a prato. Si può aderire alla lettera appello scrivendo alla mail [email protected].  Questa mattina il garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Toscana, Camilla Bianchi, ha dichiarato il suo sostegno alla richiesta dei genitori.

Egregio Sig. Sindaco, siamo un gruppo di genitori con bambini di varie età che sono ormai confinati in casa per 24 ore al giorno da quasi due settimane. In questi giorni ci siamo impegnati a essere cittadini responsabili, nel rispetto scrupoloso delle disposizioni che l’emergenza sanitaria in atto ha imposto. Abbiamo spiegato ai nostri bambini l’eccezionalità della situazione e ci siamo impegnati in ogni modo a offrire loro attività e distrazioni. L’inasprimento delle misure restrittive sulla circolazione delle persone nei centri urbani adottato negli ultimi giorni ci rende consapevoli che questo stato di cose rischia di durare ben oltre il prossimo 3 aprile. Nessuno pare essere in grado, allo stato attuale delle cose, di fare previsioni. Siamo preoccupati del fatto che nessuno si sia posto seriamente il problema dei bambini, delle loro esigenze primarie e delle conseguenze di una loro permanenza in casa prolungata. Rispettiamo il diritto che avete riconosciuto ai cani di poter espletare all’aperto i loro bisogni fisiologici in ripetute passeggiate nel corso di una giornata. Pretendiamo che le istituzioni diano una risposta chiara alla ragionevolezza/proporzionalità, necessità, sostenibilità dei singoli provvedimenti emergenziali che vietano ai bambini di uscire anche solo per un’ora. Per accettare questo divieto necessitiamo di una riposta sensata, dal momento che lo stesso divieto non vale per gli animali e i loro padroni. Organizzandosi anche i bisogni degli animali domestici non necessiterebbero di una uscita in strada. Ci riferiamo ai nostri bambini che, pur non avendo uno spazio all’aperto in cui svagarsi, hanno comunque la fortuna di vivere in un contesto familiare sano e sereno e non hanno disturbi particolari ( si pensi a bambini affetti da autismo) né patologie. Pensiamo anche e soprattutto ai bambini che vivono in condizioni di povertà, di disagio, di violenza e per i quali l’impossibilità di uscire anche per un tempo breve dalle mura domestiche per così tanto tempo può rappresentare un’esperienza dolorosa, devastante e forse irreparabile. Siamo disorientati dall’attuale comunicazione istituzionale che sul punto è generica, troppo imprecisa e condizionata dal bisogno di generare consenso. Diventa difficile fidarsi delle istituzioni, se le istituzioni non parlano chiaro. Il diritto esiste per dare certezza alla vita dei cittadini, se il diritto è incerto diventa incerta la vita dei cittadini. Se il diritto è incerto, ci si espone al rischio di una sua interpretazione e applicazioni arbitrarie e dunque abusive: gli arbitri e gli abusi rimangono tali anche quando sono commessi in buona fede. La difficile situazione che stiamo vivendo e le settimane che ancora ci aspettano, esigono da noi un grande e rigoroso sacrificio. La nostra intenzione non è certo quella di minimizzare, né tantomeno quella di abbassare la soglia di attenzione. Proprio per questo chiediamo una risposta delle istituzioni che sia capace di distinguere tra effettive situazioni di pericolo, che devono essere inibite e vietate, e situazioni di nessun pericolo e necessarie al benessere psicofisico dei bambini che devono essere invece espressamente regolamentate. Noi non siamo esperti e non vogliamo sostituirci a chi ha le competenze e gli strumenti per dare le indicazioni necessarie in questo momento. Riteniamo sia discutibile, però, in quanto priva di qualsiasi giustificazione razionale o quanto meno ragionevole, la raccomandazione di inibire ai bambini ogni possibilità di uscire di casa per fare una passeggiata all’aperto (intendiamo lo sgranchirsi le gambe facendo un giro dell’isolato), ovviamente non al fine di creare assembramenti. Se deleghiamo alla responsabilità dei proprietari di cani un corretto comportamento che prevede che non formino assembramenti mentre passeggiano con i loro animali né creino situazioni che possano portare al contagio, a maggior ragione la stessa responsabilità può essere pretesa, e accordata, da genitori di bambini di diverse età, che hanno tutto l’interesse a preservare la salute dei propri figli, la propria e, ovviamente, l’altrui, ovvero anche e soprattutto quella dele persone più anziane. Su questo chiediamo una riflessione seria, approfondita, che coinvolga persone competenti e che appronti strumenti e misure per consentire ai bambini, con le dovute attenzioni, di poter uscire di casa a “sgranchirsi le gambe” (e non certo a tornare a giocare nei parchi), per evitare che questa emergenza produca effetti sul loro equilibrio psico-fisico di cui poi dovremmo pesantemente e a lungo dolerci. L’OMS ha recentemente raccomandato sia agli adulti sia ai bambini, e là dove possibile, di continuare a fare brevi passeggiate, mantenendo ovviamente la distanza obbligatoria. Chiediamo, quindi, che il Sindaco di Firenze adotti uno specifico protocollo di comportamento che consenta alle famiglie di assicurare quotidianamente un tempo minimo all’aria aperta per i propri bambini. Ci sembra tanto più urgente vista l’assenza, negli ultimi DCPM in materia di preciso riferimento alla questione; come sempre in presenza di lacuna del diritto, anche in questo caso l’interpretazione del comportamento corretto che le famiglie devono tenere è consegnata alla sola discrezionalità dei tutori dell’ordine, situazione che – come abbiamo già indicato – a nostro avviso è da evitare. Certi che comprenda questa situazione, in attesa di un riscontro”.

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