Il sindacato: ‘scelta comprensibile nelle motivazioni, pericolosa nelle conseguenze’. “Pensare di aggiungere ulteriori detenuti in spazi già saturi significa creare le condizioni per un aumento della tensione interna nelle carceri”
“Forte preoccupazione” del Sappe per la circolare del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria della Toscana che invita le carceri della regione ad accogliere comunque i nuovi arrestati, prevedendo, in casi estremi, anche la collocazione di detenuti su brande o materassi a terra.
Per Francesco Oliviero, segretario Sappe Toscana, la scelta è “comprensibile nelle motivazioni, ma estremamente pericolosa nelle conseguenze”: “Pensare di aggiungere ulteriori detenuti in spazi già saturi significa creare le condizioni per un aumento della tensione interna, con il concreto rischio di proteste, aggressioni al personale, danneggiamenti e gravi problemi di ordine e sicurezza”.
“Nessuno ignora le gravissime difficoltà che sta vivendo il sistema penitenziario toscano dopo il provvedimento che ha interessato Sollicciano”, con i sigilli a 7 sezioni causa condizioni delle celle. “Tuttavia – aggiunge – non si può pensare di affrontare una crisi strutturale ricorrendo a soluzioni di fortuna che rischiano di scaricare sulle carceri e sulla polizia penitenziaria problemi ancora più grandi”.
“Quando si adottano decisioni di questo tipo – aggiunge – bisogna essere consapevoli delle conseguenze. Se dovessero verificarsi eventi critici riconducibili all’ulteriore sovraffollamento o a sistemazioni detentive emergenziali, non si potrebbe certo dire che si tratta di eventi imprevedibili. Chi emana queste disposizioni deve assumersi anche la responsabilità delle ricadute operative che esse comportano”. Il Sappe evidenzia anche come la soluzione dei materassi a terra ponga “inevitabilmente interrogativi anche sotto il profilo delle condizioni detentive e della dignità della persona”.
Chiede così al Dap “di intervenire immediatamente per individuare soluzioni alternative, attraverso una redistribuzione della popolazione detenuta su scala nazionale e l’individuazione di ulteriori disponibilità ricettive, evitando che l’emergenza venga gestita esclusivamente attraverso provvedimenti tampone”. “La Toscana non può diventare il laboratorio delle emergenze permanenti”

