Lo afferma in una nota il direttivo di Legambiente Valdera, commentando l’incendio scoppiato l’8 giugno in un’azienda del Pisano. Bruciate 2.500 tonellate di rifiuti plastici.
ย “L’ipotesi di una pura autocombustione del materiale plastico, che richiederebbe temperature superiori ai 300 gradi, Appare tecnicamente improbabile a meno di condizioni ambientali o di stoccaggio molto specifiche: รจ pertanto necessario verificare se l’origine del rogo sia da attribuire a malfunzionamenti degli impianti, a un eccessivo stoccaggio dei rifiuti o ad altre cause ancora da accertare”. Lo afferma in una nota il direttivo di Legambiente Valdera, commentando l’incendio scoppiato l’8 giugno in un’azienda del Pisano. Bruciate 2.500 tonellate di rifiuti plastici.
L’impianto di Vicopisano, prosegue l’associazione “si occupa della selezione, triturazione e trasformazione di materiali plastici in materie prime, seconde e combustibile solido secondario destinato a usi industriali come ad esempio i cementifici”.
“Nell’area pisana, e in Valdera in particolare, si trattano e smaltiscono oltre il 50% dei rifiuti dell’intera Toscana”, aggiunge Legambiente, chiedendosi se “รจ sensato concentrare grandi quantitร di materiali combustibili in aree cosรฌ vicine alla vita quotidiana come scuole, case, campi e strade e a chi giova realmente il business dei rifiuti”.
“La combustione di materiali plastici – conclude Legambiente – puรฒ generare sostanze altamente tossiche come diossine e furani che sono classificati come sostanze cancerogene e interferenti endocrini che possono accumularsi nei tessuti degli organismi viventi e persistere a lungo nell’ambiente”.
