Durante la votazione sulla delibera Luca Milani (Pd) ha richiamato l’articolo 78 del Tuel dove si dispone che gli amministratori “devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado”. “Sappiamo bene che Gandolfo ha interessi diretti”, ha commentato Milani.
La commissione sviluppo economico di Palazzo Vecchio, presieduta da Enrico Ricci (Pd), ha approvato la delibera legata allo stop ai nuovi affitti brevi fuori dall’area Unesco – e quindi dal centro storico – a Firenze: tra le aree coinvolte ci sono Campo di Marte, Gavinana, San Jacopino, Statuto e Rifredi, Libertà, Oberdan e Savonarola, Bronzino e Pier Vettori, Fonderia e Petrarca, Pignoncino e Paolo Uccello. Favorevoli i consiglieri di Pd, Avs e lista Funaro mentre si sono espressi in modo contrario Giovanni Gandolfo e Matteo Chelli di FdI. Assenti Alberto Locchi (Fi), Lorenzo Masi (M5s), Paolo Bambagioni (lista Schmidt), Massimo Sabatini (lista Schmidt), Cecilia Del Re (Fd), Francesco Grazzini (Iv).
L’atto – su cui era stata inserita una procedura d’urgenza da parte della sindaca Sara Funaro – arriverà ora in Consiglio comunale: la votazione dovrebbe essere il 4 giugno.
“Sono sempre stato contrario al blocco delle locazioni, anche in area Unesco – ha dichiarato Gandolfo rivolgendosi al professor Filippo Celata, autore dello studio sugli affitti brevi, che si è collegato per poter interagire con i consiglieri -. E’ un inaccettabile provvedimento, lede la libertà dei proprietari di casa. Se i residenti hanno lasciato il centro storico non è per la presenza di locazioni turistiche. Celata si è prestato a questa impalcatura ideologica che il Pd le ha chiesto. Celata ha fatto uno studio scientifico che viene usato politicamente”. “Lei sta andando fuori tema, io mi vergognerei”, gli ha risposto Milani.
Tra gli altri commenti secondo Lorenzo Masi del M5s “serve quindi equilibrio. Firenze ha bisogno di regole, ma anche di scelte proporzionate, motivate e sostenibili, che evitino approcci ideologici o eccessivamente punitivi verso i proprietari. Il rischio, altrimenti, è affrontare un problema complesso con strumenti troppo semplicistici”

