Gio 20 Giu 2024

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Calcio, fallimento Siena: 11 richieste rinvio giudizio 

Coinvolti i vertici della società bianconera. Le accuse, a vario titolo e in concorso, riguardano reati finanziari tra cui bancarotta preferenziale e fraudolenta per distrazione di denaro e ricorso abusivo al credito.

Sono 11 le richieste di rinvio a giudizio per l’inchiesta sul fallimento dell’Ac Siena. Le accuse, a vario titolo e in concorso, riguardano reati finanziari tra cui bancarotta preferenziale e fraudolenta per distrazione di denaro e ricorso abusivo al credito. Le richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Siena, l’udienza preliminare è stata fissata per il 24 aprile, hanno raggiunto l’ex presidente della società di calcio Massimo Mezzaroma, la sorella e ex vicepresidente Valentina Mezzaroma; Mario Lattari, referente della Black&White Communication; Pier Paolo Sganga, già membro del Cda e ad dell’Ac Siena; i consulenti Christian Pallanch, architetto e responsabile delle infrastrutture e il consulente legale Alessandra Amato; i membri del Cda Giuseppe Bernardini e Alberto Parri; i componenti del collegio sindacale Emma Capalbo, Riccardo Losi, Antonino Leggeri. A Mezzaroma contestati anche reati fiscali per dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti, omessi versamenti di imposte e accesso abusivo al credito.
Secondo l’accusa gli indagati avrebbero fatto ricorso, dalla stagione 2011-2012, ad artifici contabili per iscrivere il Siena ai campionati di serie A e B di calcio. I documenti contabili sarebbero stati fatti apparire solidi agli stakeholders, riuscendo così a rientrare nei parametri gestionali imposti dalla Lega Calcio per l’iscrizione ai campionati professionistici fino al campionato 2013-2014. Tra i vari ‘escamotages’ contabili ci sarebbe anche l’indebita iscrizione nel bilancio al 30 giugno 2013 degli introiti relativi al ‘paracadute finanziario’, vale a dire l’indennizzo previsto dalla Lega Calcio di serie A per le società retrocesse dal campionato di serie A a quello di B. A catturare l’attenzione degli investigatori e del pm Antonino Nastasi, fu nel 2014, con l’operazione ‘Fischio Finale’ condotta dalla Gdf, la cessione a inizio 2012 del marchio ‘Ac Siena’ per 25 milioni di euro alla B&W Communication di Mario Lattari. Cessione che permise alla società romana di beneficiare di un prestito da 22 mln di euro da Banca Mps. Secondo i periti il marchio avrebbe dovuto essere valutato 4-5 milioni di euro e non 25 come accaduto, con 22 milioni di euro girati poi dalla B&W Communication all’Ac Siena. Un finanziamento mascherato, è dunque l’accusa, che non sarebbe potuto essere concesso dalla banca senese soprattutto dopo i 20 milioni di perdita registrati nel 2010-2011 dall’Ac Siena

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