Toscana arancione? I Ristoratori Toscana scendono in piazza

Pasquale Naccarim portavoce ristoratori Toscana

Lunedì alle 11 la manifestazione davanti alla Regione Toscana. “Giani, devi andare a Roma e pretendere indennizzi immediati. La nostra regione è in ginocchio”

Lunedì alle 11 i Ristoratori Toscana manifesteranno davanti alla sede della Regione di piazza Duomo per chiedere al presidente Eugenio Giani di andare a Roma e chiedere aiuti che coprano il 100% delle perdite subite.

Il presidente Giani – spiega Pasquale Naccari, presidente Ristoratori Toscana – deve darci tutto quello che è possibile che la Regione ha in cassa (e li ha) e poi andare a Roma, a pretendere dal Governo indennizzi che ci risarciscano delle perdite del mese lavorativo più importante. Ormai il Natale è perso completamente. Chiediamo a tutti, commercianti e cittadini, senza distinzione di categoria e senza bandiera, di unirsi lunedì alle 11 alla nostra manifestazione”

“Noi Ristoratori ovviamente  sappiamo che la regione è arancione, ma manifestare per la nostra sopravvivenza è una giusta causa. E’ il momento di far sentire la nostra voce e pretendere risposte. Ringraziamo Cna Toscana e Conflavoro per il sostegno alla nostra battaglia”.

Per Naccari, la situazione  dei Ristoratori toscani è drammatica “e bisogna intervenire con urgenza. I turisti sono assenti da mesi, i fatturati sono pari a zero, centinaia di famiglie rischiano di ritrovarsi senza un tetto e stiamo lasciando spazio a criminalità organizzata e degrado. La Toscana è in ginocchio, più di qualunque altra regione di Italia. Chiediamo al presidente della Regione di farsi carico delle nostre richieste. Fino a ora il Governo ci ha mostrato il disinteresse più totale nei confronti di noi Ristoratori. Disinteresse che si è concretizzato durante il primo lockdown in un solo mese di aiuti. Ci auguriamo che queste scelte che riguardano il mancato allentamento di restrizioni in Toscana non dipendano da eventuali attriti all’interno del Governo. Non sarebbe giusto per le migliaia di persone che rischiano il lavoro”.

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