Chiarot: “Imbarazzato per mancata riconferma, legalmente potevo restare sovrintendente”

Il sovrintendente del Maggio musicale Fiorentino, Cristiano Chiarot, non accetterà proposte di rinnovo dell’incarico e “lascerà scadere” il suo mandato il 28 luglio dopo che il sindaco Dario Nardella ha scelto di lasciare la presidenza della Fondazione del Maggio a Salvo Nastasi.

A dirlo è lo stesso Chiarot incontrando oggi la stampa e spiegando che nei giorni scorsi ha inviato una lettera a Nardella per annunciare la sua intenzione. “Vado via sereno – ha detto incontrando la stampa -, non mi sarebbe dispiaciuto rimanere ancora ma sono cambiate le cose. Fa piacere anche a me che Salvo Nastasi venga a Firenze, ed è giusto che lui scelga il suo sovrintendente. Io ero il sovrintendete scelto da Nardella. Sicuramente non andrò in pensione”.

Per questo Chiarot si è detto “imbarazzato” per il comunicato in cui ieri Palazzo Vecchio ha annunciato di non poterlo confermare perché a dicembre raggiungerà l’età per la pensione. “Se mi chiama un altro teatro non mi precludo di andarci. Ho chiesto un parere a uno studio legale che dice che potevo restare sovrintendente”.

Sulla decisione di nominare Salvatore Nastasi come delegato nella carica di presidente della Fondazione lirica fiorentina Chiarot ha affermato: “Cambia la governance ed è giusto che cambi anche la gestione del teatro. Le scelte della politica devono essere fatte dalla politica, il sovrintendente è a tempo. Io non posso che accettare le scelte del sindaco, ma non me la sento di potere condividere questa scelta e rimanere qui. L’ho detto a Nardella e anche a Nastasi e tutti hanno insistito affinché io rimanessi qua”.

Per Chiarot in questa fase il Maggio fiorentino “ha bisogno di avere come capo il sindaco. E’ una mia personale opinione. Non ho nessuna voglia di andare in pensione. Lavoro da 40 anni in questo settore e mi sono fatto la mia esperienza – ha aggiunto -, perciò penso che in questo momento il sindaco non possa non fare il presidente della fondazione.”

“Ieri – ha proseguito sempre Chiarot – è venuto” l’assessore comunale alla cultura Tommaso Sacchi “a chiedere la mia disponibilità a accettare il rinnovo dell’incarico, sono stati gentili nei miei confronti e riconoscenti, io detto di esserne grato ma che preferisco, anche se non molto volentieri, rinunciare”.

“Non vado via sbattendo la porta ma in punta di piedi, ma dopo il comunicato di ieri ho deciso di non rimanere più fino a dicembre” ma solo fino al 28 luglio. “Sono rimasto stupito che il sindaco abbia chiesto un parere a Cutaia, io sarei rimasto fino a dicembre per concludere una serie di iter e avviare la fase concorsuale che è importante per chi lavora qui da tanto tempo”.

“Mi ha amareggiato molto perché io sono già fuori dai giochi, mi ha squilibrato e credo che la verità vada sempre detta. Del resto – ha sottolineato – avevo detto al sindaco che c’era un modo per essere riconfermato”.

“Il percorso di risanamento del Maggio musicale fiorentino è partito, i conti del 2019 sono sotto controllo e il budget è in equilibrio gestionale. Il piano va avanti e questo è quello che dovrà continuare a fare chi verrà a dirigere il teatro. Qualche anno in più mi avrebbe permesso di ultimare un percorso per completare la squadra intermedia che manda avanti il teatro. Abbiamo già costruito molto”.

“Nel gennaio 2017” fu accertato “che la Fondazione aveva bisogno di essere ricapitalizzata per 18 milioni, anche se non erano necessari subito tutti – ha concluso Chiarot -. Il Comune di Firenze ci ha ricapitalizzato con 3 milioni di euro cash, la Regione con 1 milione cash e poi ci ha dato l’ospedale di Luco di Mugello, che abbiamo dato mandato di vendere a un istituto bancario. Però ogni primo dell’anno abbiamo 3,5 milioni di necessità di cassa per pagare gli interessi”.

Il Festival del Maggio Musicale chiude con oltre 40mila paganti

Oltre 120 eventi in 55 giorni di programmazione che hanno attirato 40 mila spettatori paganti, di cui 2.500 under 30: si è chiusa con questo bilancio l’ottantaduesima edizione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino che ha avuto come tema conduttore ‘Potere e virtù’.

Il Festival del Maggio Musicale Fiorentino era partito il 2 maggio scorso e si è chiuso il 26 giugno con il concerto sinfonico diretto da Daniele Gatti e che ha visto impegnati il Coro e l’Orchestra del Maggio e Olesya Petrova come voce solista in un programma con musiche di Honegger e Prokof’ev. Questa 82esima edizione, ricorda una nota, ha celebrato importanti ricorrenze: i 90 anni della fondazione dell’Orchestra del Maggio, i 500 dalla morte di Leonardo da Vinci, i 500 anni dalla nascita di Cosimo I e Caterina de’ Medici.

“Si è chiusa tra gli applausi calorosi del pubblico e con lo stesso entusiasmo che aveva salutato il Lear inaugurale diretto dal maestro Fabio Luisi, l’importante 82esima edizione del Festival del Maggio Musicale”, commenta il sovrintendente Cristiano Chiarot in una nota. “Questo Festival del Maggio – aggiunge – ha voluto indagare come la virtù e la disposizione del singolo verso modalità di perfezione siano integrabili con l’esercizio del potere, ma non solo. Un festival senza confini anche in senso geografico perché, per il secondo anno consecutivo siamo riusciti, grazie alla collaborazione del Comune di Firenze, della Regione Toscana e di tutti i nostri partner, a partire dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, a portare la musica anche fuori dal perimetro del nostro teatro per andare nelle piazze, nelle strade, nei musei, nelle biblioteche, nei cinema, nelle chiese, nei circoli e poi ancora in tre altre città della nostra splendida regione”.

Maggio musicale dedica sala teatro a Zeffirelli

Verrà ribattezzata sala Franco Zeffirelli, lo spazio nel foyer del Teatro del Maggio fin ora dedicato a incontri, conferenze e convegni.  Un gesto simbolico che il teatro ha voluto indirizzare al maestro Zeffirelli, a pochi giorni dalla sua scomparsa,  e che anticipa il ricordo che gli verrà tributato dal teatro nel prossimo futuro.

Nella sala saranno esposte le testimonianze della carriera fiorentina di Franco Zeffirelli legata al Maggio: le immagini fotografiche dei suoi spettacoli, le riproduzioni dei bozzetti, dei figurini,  e le locandine degli spettacoli a cominciare da Troilo e Cressida di William Shakespeare con  la regia di Luchino Visconti per le quali firmò le scene nel 1949 per arrivare ai Pagliacci di Ruggero Leoncavallo del 2009.

Le testimonianze non tralasceranno L’Euridice di Jacopo Peri (1960), La Lupa di Giovanni Verga ( 1965), Romeo e Giulietta di Shakespeare su musiche di Nino Rota ( 1965), le celebre Traviata di Verdi che fu diretta da Carlos Kleiber ( 1984), La fille du régiment  di Gaetano Donizetti ( 1985) e infine la Bohème di Giacomo Puccini per la quale firmò regia, scene e costumi nel 1987.

“Il Maggio non poteva non celebrare il ricordo di un grande fiorentino, di un grande artista, di un uomo di cultura come Franco Zeffirelli  che ha legato il suo nome anche alla lirica con produzioni che sono entrate nella storia del teatro musicale di tutto il mondo  – ha detto il sovrintendente del Maggio Cristiano Chiarot -. Non potevamo non portare la musica della nostra orchestra e del coro, che il maestro ha apprezzato tanto, nei momenti che lo hanno accompagnato all’ultimo saluto, nella solennità sia del  Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio prima che della basilica di Santa Maria del Fiore poi. Lo ricorderemo ancora, sotto il punto di vista artistico, con un appuntamento nella futura programmazione, ma nel frattempo abbiamo ritenuto doveroso intitolargli una delle sale del Teatro, quella dedicata agli incontri, alla divulgazione, al teatro nella sua forma raccontata in modo che Zeffirelli e la sua poesia vengano evocati a ogni utilizzo dello spazio”.

“Entrare nel teatro del Maggio musicale e trovare subito una sala intitolata al maestro Zeffirelli – ha dichiarato l’assessore alla cultura della città di Firenze, Tommaso Sacchi – rende onore a un grande artista che ha portato altissimo il nome di Firenze nel mondo e lega il suo ricordo anche al suo vasto e fortunato lavoro nel campo della lirica. Zeffirelli è stato un protagonista assoluto della cultura del nostro tempo, un maestro del cinema, della musica e dello spettacolo. A noi resta il privilegiato compito di tenere vive la sua eredità e la sua arte”.

Zeffirelli: Sgarbi; “E’ stato uno straordinario artista”

Un flusso continuo di persone venute a rendere omaggio a Franco Zeffirelli: la camera ardente allestita nel Salone dei Cinquecento per il feretro del regista, scomparso sabato scorso all’età di 96 anni, continua ad accogliere personalità del mondo dello spettacolo e gente comune.

In tarda mattinata ha reso omaggio al feretro anche Leonard Whiting, l’attore scelto da Zeffirelli per interpretare il ruolo di Romeo nel film ‘Romeo e Giulietta’ del 1968, all’età di 17 anni.
Molte le dediche scritte sul libro delle presenze: “Grande maestro, vai dove Giulietta e Romeo ti aspettano”, ha scritto Barbara, mentre Max ha scritto “Grazie, grandissimo fiorentino”, e Carla ha scritto “Ad un’anima eletta da pochi compresa”.

Anche il deputato e critico d’arte Vittorio Sgarbi ha portato il suo saluto a Franco Zeffirelli. “E’ stato uno straordinario artista, bastian contrario, contro i tempi” ha affermato Sgarbi.  “Non si è mai allineato con la proposta di intellettuali organici al potere politico”.
“Visconti – ha ricordato il critico – aveva garantito il rispetto della cultura e della critica dall’essere di sinistra. Lo svantaggio di Zeffirelli era che la cultura non aveva coperture al centro o a destra: si è trovato nelle stesse condizioni di un grandissimo pittore come Annigoni, completamente ignorato dalla critica nello stesso momento in cui si esaltava la ‘Merda d’artista’”. I suoi film, ha osservato, “sono stati fatti in anni un cui era obbligatorio essere impegnati, fare film critici”, mentre “in lui c’era la gloria dell’uomo, la gloria dell’essere italiano, della nostra civiltà, del Rinascimento e la gloria di Firenze”.
Zeffirelli, ha aggiunto Sgarbi, “non manca perché degli artisti l’opera rimane. Non manca Leonardo, perché abbiamo la Gioconda, non manca Zeffirelli quando abbiamo i suoi film, tra qualche giorno ci sarà la Traviata all’Arena di Verona, quindi le opere restano, sono creazione e progetto di immortalità. In realtà – ha concluso Vittorio Sgarbi – gli artisti non muoiono”

Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale della Toscana, durante la visita al feretro dell’artista scomparso ha spiegato: “La Regione Toscana ha fatto molto ma deve fare ancora di più, e quindi è necessario pensare alla Fondazione Zeffirelli con un supporto che la inserisca nel contributo permanente che ogni anno la Regione offre”. “C’è la possibilità da parte di questa istituzione -ha proseguito Giani – di essere centro di formazione, centro di trasmissione dei valori e dell’apprendimento, e naturalmente quindi un laboratorio aperto”. “Una cosa che mi ha sempre colpito quando ho parlato con lui – ha osservato il presdente del Consiglio Regionale – è che se gli davi uno spunto, aveva voglia di dichiarare la sua fiorentinità, ma lo ricordo invece molto restio a parlare dell’esperienza nel luogo dove si formò dopo le tragedie familiari che lo coinvolsero, ovvero l’Istituto degli Innocenti. Quello non era un bel ricordo per lui: evidentemente deve avere avuto un’infanzia molto tormentata e difficile. Pensare alla grande personalità che è diventata – afferma in coclusione ai giornalisti Giani – una figura che aveva avuto questa infanzia tormentata e difficile, dà la misura della grandezza del personaggio”.

Anche l’Accademia Musicale Chigiana si unisce al cordoglio di tutto il mondo della cultura e dello spettacolo, “insigne autore e regista, indiscusso maestro di stile”. “Il rapporto tra il grande artista e l’Accademia Chigiana risale addirittura a metà degli anni Quaranta, quando il maestro, allora giovanissimo, firmava le sue prime realizzazioni come scenografo e costumista per i saggi finali del corso di Scena lirica allora tenuto da Ines Alfani Tellini”, ricorda una nota dell’istituzione senese.
“In quella straordinaria palestra Zeffirelli realizzò i bozzetti per Livietta e Tracollo di Pergolesi nel 1946 e, un anno più tardi, del Medico per forza di Eva Riccioli Orecchia.
Nel 1949 sarà la volta di due operine: La contadina astuta di Pergolesi e Betly di Donizetti. Risale al 1947 anche l’esordio di Zeffirelli nella Settimana Musicale Senese, con una storica prima realizzazione scenica della Serenata a tre di Antonio Vivaldi”, ricorda la nota dove si sottolinea come, nel 1959, fu sua la regia “per la suggestiva combinazione delle due opere La favola di Orfeo di Casella e Il giovedì grasso di Donizetti”.
La presenza di Zeffirelli all’Accademia si completa con il documentario ‘L’Accademia Musicale Chigiana’ del 1950, recentemente riscoperto e restaurato dalla Fondazione Cineteca Italiana. “Il film è un raro cortometraggio finora sfuggito alle filmografie del maestro fiorentino, che vi giocava un ruolo di primo piano in quanto autore di scene e costumi, nonché protagonista di alcune brevi apparizioni”, prosegue la nota ricordando che dietro la macchina da presa Zeffirelli esordirà solo sette anni più tardi e anche il “rapporto di filiale affetto tra il maestro e il conte Guido Chigi Saracini, al quale Zeffirelli dedicò una foto giovanile con queste parole: “Al grande esempio ‘morale’ del Conte Chigi con gratitudine e affetto”.

Laura Lozzi, dirigente scolastico del Liceo artistico di Porta Romana a Firenze omaggia così il regista: “noi tutti partecipiamo al dolore la scomparsa del Maestro Zeffirelli. Se ne va un interprete virtuoso della ricerca artistica italiana, e anche una pagina di storia”.
Da studente, spiega l’istituto in una nota, “Zeffirelli visitava spesso l’Istituto d’Arte, scuola dove si sono formati alcuni dei suoi più grandi amici, Piero Tosi, Anna Anni e Danilo Donati, tutti costumisti, che successivamente, hanno lavorato a più riprese con il Maestro. Zeffirelli, Anni, Donati e Tosi hanno mosso i primi passi nel mondo artistico romano, facendo parte, insieme al regista Bolognini del gruppo storico dei toscani”. Il liceo artistico ricorda anche “il grande amore che legava Zeffirelli alla Gipsoteca dell’istituto”.

Prima di morire Franco Zeffirelli ha espresso “un sogno finale: che noi suoi figli portassimo avanti la Fondazione che porta il suo nome, e noi ci stiano organizzando per adempiere a questo obbligo morale”. Lo ha detto Pippo Corsi Zeffirelli, figlio adottivo del regista, parlando con i giornalisti alla camera ardente allestita nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. “Per questo – ha osservato – speriamo di trovare anche degli sponsor internazionali che possano apprezzare l’opera della Fondazione”.
Pippo Zeffirelli ha ricordato che il regista si stava preparando al “distacco da questa Terra, e per questo diversi anni fa aveva scelto di essere seppellito a Firenze: così abbiamo portato nel cimitero delle Porte Sante di Firenze i resti della madre che era seppellita a Milano, dove è morta quando Franco aveva 6 anni, la sua zia, che lo aveva cresciuto, la sua tata morta a 102 anni di recente, l’amica e costumista Anna Anni e la sorella Fanny che era la figlia di suo padre”.

Giancarlo Antognoni, storico capitano e oggi dirigente della Fiorentina, a Palazzo Vecchio ha afferrmato: “Ho avuto il privilegio di andare alla festa dei suoi 90 anni, l’ultima volta che l’ho visto è stata in quell’occasione: il mio è un ricordo piacevole, di una persona che ha dato molto a Firenze, ai fiorentini e alla Fiorentina”. Antognoni è arrivato nel Salone dei Cinquecento insieme a Joe Barone, braccio destro del neoproprietario viola Rocco Commisso.
L’ex calciatore viola ha ricordato coi giornalisti lo scudetto perso nel 1982 all’ultima giornata contro la Juventus, e la rabbia di Zeffirelli, condannato poi per diffamazione nei confronti del presidente bianconero Giampiero Boniperti: “Era un tifoso – ha detto – che in quel momento ha visto sfuggire uno scudetto che era alla portata, un po’ come tutti noi: anche noi eravamo arrabbiati per questo”. La Fiorentina, ha spiegato Antognoni, deciderà più avanti come ricordare Zeffirelli: “In questo momento non ci sono eventi, non ci sono partite, se no sarebbe stato bello ricordarlo con il lutto al braccio”

Domani, in occasione delle esequie del Maestro Franco Zeffirelli, che saranno celebrate alle 11 nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, sarà proclamato il lutto cittadino per l’intera giornata. L’ordinanza firmata dal sindaco Dario Nardella prevede l’esposizione sugli edifici pubblici della bandiera della città di Firenze abbrunata o a mezz’asta e segni di lutto sui mezzi di trasporto pubblico e sui veicoli di servizio pubblico.
Il sindaco, si legge in una nota di Palazzo Vecchio, invita gli esercizi commerciali ad abbassare le saracinesche per 10 minuti dalle 11 alle 11.10 e a osservare nei luoghi dove si terranno eventi pubblici di spettacolo o intrattenimento un minuto di silenzio e di raccoglimento o comunque un’appropriata forma di ricordo del grande regista fiorentino, che ha perso la vita sabato a Roma all’età di 96 anni.
L’amministrazione comunale ha inoltre deciso di sospendere le attività istituzionali previste per domani. La camera ardente, allestita nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, sarà aperta‪anche domattina dalle 9 alle 10.

Zeffirelli: Firenze, oggi la camera ardente e domani i funerali in Duomo

Si svolgeranno domani, a partire dalle 11, nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, le esequie di Franco Zeffirelli, scomparso sabato nella sua casa di Roma all’eta’ di 96 anni. La cerimonia funebre sara’ officiata dall’Arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, prendera’ parte al rito anche la Cappella Musicale della Cattedrale di Firenze, diretta da Michele Manganelli. Il Maestro riposera’ nella cappella di famiglia del cimitero fiorentino delle Porte Sante, a San Miniato a Monte. Il feretro sara’ esposto oggi, dalle 11 alle 23, nella camera ardente allestita nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze.

Sarà Firenze a dare l’ultimo abbraccio a Franco Zeffirelli. La città dove nacque 96 anni fa lo farà con il massimo degli onori e della solennità: per lui, infatti, si apriranno le porte del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, dove verrà allestita la camera ardente, e poi le porte del Duomo, dove saranno celebrati i funerali. E proprio le esequie che si terranno nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore daranno il senso del tributo con cui Firenze vuole onorare il cineasta autore di film celebri per la sontuosità formale: per lo stesso giorno il sindaco Dario Nardella ha proclamato il lutto cittadino “in ricordo del grande regista fiorentino”.

Dalle ore 11 alle 23 sarà aperta la camera ardente allestita nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, dove il feretro sarà affiancato dal Gonfalone del Comune e da due vigili urbani in alta uniforme. La concessione di questo spazio, ideato alla fine del XV secolo per le riunioni del Consiglio della Repubblica Fiorentina, per cerimonie funebri è una rarità: l’ultima volta è stato il 1 marzo 2005 in occasione della morte del poeta Mario Luzi, ultimo esponente della grande stagione dell’Ermetismo e senatore a vita. In una più recente occasione, ad esempio, per la morte dell’ex partigiano fiorentino Silvano Sarti, presidente onorario dell’Anpi, il 27 gennaio scorso, la camera ardente fu allestita nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio. I funerali si svolgeranno martedì 18, giugno alle ore 11, nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore. La cerimonia funebre sarà officiata dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori. In un messaggio di cordoglio, Betori ha sottolineato “la più volte ribadita professione di fede cattolica” di Zeffirelli e ha ricordato come “nella sua opera egli abbia mostrato la bellezza della fede e abbia proposto la bellezza come strada verso la fede”. Prenderà parte al rito anche la Cappella Musicale della Cattedrale di Firenze diretta dal maestro Michele Manganelli. I funerali in Duomo sono riservati, in genere, solo a vescovi, cardinali o sacerdoti che si sono particolarmente distinti per la loro opera pastorale; per le personalità laiche si tratta di un’eccezione: l’ultima volta è stato per le esequie del poeta Mario Luzi, il 2 marzo 2005; in precedenza, il 7 novembre 1977, era avvenuto per il giurista Giorgio La Pira, il ‘sindaco santo’ di Firenze e uno dei padri della Costituzione.

Sara’ sepolto nel cimitero delle Porte Sante con i fiorentini illustri (AdnKronos) – Al termine del sacro rito, il feretro verrà trasferito su una delle più belle colline di Firenze, dove si trova la Basilica di San Miniato al Monte, a pochi passi da piazzale Michelangelo. Zeffirelli riposerà nella cappella di famiglia del cimitero delle Porte Sante, accanto alla millenaria Basilica. In questo cimitero si trovano le tombe di illustri fiorentini come il pittore Pietro Annigoni, l’editore Felice Le Monnier, lo stilista Enrico Coveri, gli scrittori Carlo Collodi (autore di “Pinocchio”), Giovanni Papini, Luigi Bertelli detto Vamba (“Il giornalino di Giamburrasca”), Giorgio Saviane (“Eutanasia di un amore”), Pellegrino Artusi (“La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”), Vasco Pratolini (“Metello”, “Cronache di poveri amanti”, “Le ragazze di San Frediano”. E ancora: l’attore Paolo Poli, lo storico, giornalista e statista Giovanni Spadolini, presidente del Senato, Giovanni Meyer, fondatore dell’ospedale pediatrico Meyer, lo storico Pasquale Villari, il cantante Riccardo Marasco e il produttore cinematografico Mario Cecchi Gori. Infine, “in segno di rispetto e in conseguenza del lutto cittadino proclamato dal sindaco per la giornata di martedì 18 giugno”, la prima seduta del Consiglio comunale di Firenze, con l’insediamento dei nuovi consiglieri, inizialmente prevista per la giornata di oggi, è stata rinviata. La seduta verrà nuovamente convocata per un altro giorno.

Proveniente da Roma, il feretro di Zeffirelli è arrivato intorno alle 11.10, accolto sull’Arengario dal sindaco Dario Nardella e dal prefetto Laura Lega, con i figli adottivi del regista, Luciano e Pippo: quest’ultimo ha posato sulla bara una sciarpa della Fiorentina, la squadra di cui Zeffirelli era acceso tifoso da sempre. Il feretro del regista è stato quindi portato nel Salone dei Cinquecento, accolto dal gonfalone della città di Firenze, dalla giunta comunale al completo e dallo squillo delle chiarine: queste hanno poi lasciato il posto ad arie scelte di Maria Callas, il sottofondo musicale scelto per la camera ardente.

Su un grande schermo scorrono immagini di ritratti di Zeffirelli, scattati in ogni parte del mondo. Tra coloro chje sono accorsi per omaggiare il Maestro ci sono la presidente del Senato Elisabetta Casellati, il soprintendente del Maggio Musicale Fiorentino Cristiano Chiarot, lo stilista Ermanno Daelli e l’imprenditore Toni Scervino, fondatori della maison fiorentina Ermanno Scervino, e il presidente della LegaPro di calcio Francesco Ghirelli.

“I lavori del maestro, e io l’ho sempre chiamato maestro, andranno in tutto il mondo come ha sempre fatto: ha lasciato una grande eredità a tutti noi, e spero a molte persone che oggi sono qui”. Lo ha detto ai giornalisti Luciano, figlio adottivo di Franco Zeffirelli, appena aperta la camera ardente. “Se c’è un insegnamento che ci ha lasciato più di tutti – ha proseguito – è l’amicizia. Era un personaggio difficile il maestro, perché non era facile, però la bellezza di quello che ricevevi in cambio era impagabile. Quello che lascia lo lascia per farlo ricordare. E’ stato un grande professionista del suo lavoro, era molto umano ed era una persona buona, un credente: dal suo lavoro si vede la sua fede, era amico della Chiesa e in questi quarant’anni ho visto il rapporto che aveva con la Chiesa. Se pensate al Gesù di Nazareth, è stato visto da due miliardi di persone già nel 1977 in tutto il mondo, è una grande eredità che lascia a tutti”.

Dario Nardella, sindaco di Firenze, ha affermato: “Sarebbe bello che lo Stato, il governo, le istituzioni delle cultura, la Siae, sostenessero il progetto di una scuola internazionale delle arti e dello spettacolo intitolata a Zeffirelli, che possa sviluppare le iniziativa che già stanno facendo nella Fondazione. Il maestro amava i giovani, si metteva sempre a loro disposizione: come aveva imparato dal grande Visconti, allo stesso modo aveva questo modo di insegnare ai suoi ragazzi. E penso che questo aspetto debba essere mantenuto. Mi auguro davvero che possa crescere questa scuola internazionale, e come Comune faremo di tutto per sostenerla”.

Per domani, giorno dei funerali in Duomo, è stato proclamato il lutto cittadino: “Chiederemo a tutti gli esercizi commerciali – ha spiegato il sindaco – di abbassare per qualche minuto la saracinesca alle 11, nell’orario del funerale, e invito tutti gli organizzatori delle manifestazioni pubbliche di qualunque natura ad osservare un minuto di silenzio, o comunque a dedicare un saluto alla memoria del maestro”.

Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, che nell’aprile scorso aveva premiato Zeffirelli nell’ambito dell’iniziativa ‘Senato e Cultura’ a Palazzo Madama, ha affermato: “Sono venuta a rendergli omaggio qui a Firenze, nella sua città: il maestro Zeffirelli rappresenta l’eccellenza e la genialità italiana nel mondo”. Zeffirelli, ha sottolineato la presidente del Senato, “ha lavorato nei palcoscenici più prestigiosi e ha tenuto alta l’immagine dell’Italia anche come senatore della Repubblica: è stato un mio collega, e il fatto di aver partecipato anche alla vita politica ha significato dare alla cultura un valore aggiunto. E’ stato un uomo libero, come deve essere libera l’arte in tutte le sue articolazioni. Io lo ricordo con affetto, e oggi questa sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile per tutti”.

Casellati ha ricordato anche l’evento dell’aprile scorso: “Devo dire che quello che mi ha commosso è stato ripensare che l’ultima volta in Senato, ad aprile di quest’anno, già faceva fatica a parlare, però di fronte ad un pubblico che gli ha tributato un applauso lunghissimo ha detto ‘grazie’. Era commosso. Avergli regalato questo momento di gioia, dovuto, per quello che lui rappresenta, ha rappresentato e rappresenterà anche per le future generazioni, perché la sua opera è un lascito per tutti ed è immortale, questo mi ha lasciato un ricordo più dolce nel dolore di questo momento”.

Cristiano Chiarot, sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, ha dichiarato: “Cercheremo di ricordare la sua memoria attraverso un progetto dedicato a lui”, che potrebbe essere realizzato “forse già in autunno”. “Portando le condoglianze ai suoi figli – ha detto – abbiamo parlato di fare presto un omaggio al maestro Franco Zeffirelli, grande interprete del teatro, del cinema e della città di Firenze. Noi possediamo molte tracce del suo lavoro a Firenze nel nostro archivio storico”. Secondo Chiarot questo progetto “lo faremo forse già in autunno, perché la memoria va conservata anche a breve, con la sua famiglia e la sua Fondazione con cui già collaboriamo”.

Gimmy Tranquillo ha raccolto le voci di dario Nardella e di Luciano Zeffirelli

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Pinocchio al Goldoni in prima nazionale a passo di danza

Va in scena sabato 16 marzo alle 20 in prima assoluta al Teatro Goldoni di Firenze lo spettacolo Pinocchio , esito della collaborazione artistica di Opus Ballet, (diretto da Rosanna Brocanello) e Giardino Chiuso (diretta da Patrizia de Bari e Tuccio Guicciardini), in coproduzione con Versiliadanza (diretta da Angela Torriani Evangelista), Fondazione Fabbrica Europa e con la collaborazione della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino.

In scena i danzatori l’armena Tamara Aydinyan della compagnia Small Theatre/NCA di Yerevan, (che interpreta Pinocchio), Leonardo DianaLorenzo Di Rocco, Isabella Giustina, Gianmarco Martini Zani ,Stefania Menestrina, Giulia Orlando, Riccardo Papa , Françoise Parlanti Jennifer Rosati. Con la partecipazione straordinaria dell’attore Virginio Gazzolo. La coreografia è di Patrizia de Bari, drammaturgia di Tuccio Guicciardini , le musiche sono composte da Bruno Coli, video di Andrea Montagnani , costumi di Santi Rinciari.

Riproporre un Pinocchio in danza, uno dei personaggi più conosciuti al mondo, non è mai banale. Il celeberrimo burattino di legno è stato protagonista di innumerevoli letture sceniche, dal teatro alla danza, dal musical al cinema, dove sono state fatte scelte drammaturgiche anche diverse rispetto al fantastico e controverso personaggio collodiano ma è proprio questa libertà creativa che ha contribuito a costruire il suo indiscusso successo.

Un Pinocchio coinvolto incessantemente, senza tregua, in viaggi fantastici e perigliosi, alla scoperta delle sensazioni, degli affetti, della giustizia, dell’incerto, dell’amicizia, del tradimento, del divertimento, delle lacrime, della povertà, dell’onestà. Lo spettacolo si avvarrà di diversi linguaggi teatrali contemporanei. Danza, parola, video, musica, si equilibreranno nella messa in scena portando gli spettatori in un mondo coinvolgente e magico, in una dimensione sospesa cercando di raccontare e difendere la libertà intrinseca di Pinocchio. Un Pinocchio che, come l’artista, guarda il mondo come fosse sempre la prima volta, con occhi ingenui e sempre curiosi. Un’anima pura.
Età consigliata 6-14.

«Le parole di Kleist che aprono lo spettacolo, tratte dal “Trattato delle marionette”,- spiega Tuccio Guicciardini – ci danno l’opportunità di situare immediatamente il nostro Pinocchio in una lettura intuitivamente riconoscibile. La marionetta si colloca tra il divino e il terreno, ricreando continuamente quella fase irripetibile che viene spesso coniugata con l’opera d’arte, la stessa condizione soprasensibile dell’artista, che percepisce la realtà quotidiana con alti punti di vista, libero, per quanto possibile, da retaggi sociali e umani, nella condizione di un quasi ”semidio” ».

https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2019/03/190312_GUICCIARDINI-PINOCCHIO.mp3?_=2
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