Stadi, presidenti comitati MIBACT contro DL semplificazioni: “ferita gravissima a costituzione”

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Tre comitati tecnico scientifici del Mibact,  in una lettera al ministro dei beni culturali e turismo Dario Franceschini, esprimono il loro dissenso nei confronti del provvedimento: “rischio è aprire  breccia insanabile nel già traballante edificio della tutela”

“L’emendamento al Decreto Semplificazioni che sottrae gli stadi storici italiani alla protezione garantita finora dalle Soprintendenze competenti è una ferita gravissima all’obbligo costituzionale della tutela del patrimonio storico e artistico della nazione, ed è la premessa per ulteriori e più gravi vandalismi”. E’ la denuncia dei presidenti di tre comitati tecnico scientifici del Mibact, che in una lettera al ministro dei beni culturali e turismo Dario Franceschini, esprimono il loro dissenso nei confronti del provvedimento “così come è stato approvato” e chiedono al ministro di fare “tutto quello che può per limitare i danni e soprattutto per portarlo, alla prima occasione, di fronte alla Corte Costituzionale”. Nella lunga missiva, i professori Daniela Esposito (presidente del comitato per il Paesaggio) Tomaso Montanari (Belle Arti) e Claudio Varagnoli (arte e architettura contemporanee) si dicono certi della “incostituzionalità di questa distruttiva leggina estiva”.

Con la nuova norma, secondo i presidenti dei tre comitati tecnico scientifici del ministero guidato da Franceschini, “Si è inteso consegnare un patrimonio di grande rilevanza storica ed estetica ad interessi nemmeno calcistici in senso stretto, ma speculativi e commerciali. Questi possono trovare altrove una legittima attuazione, in accordo con le previsioni di sviluppo delle nostre città, ma non a discapito dell’identità architettonica nazionale”. Si tratta, spiegano gli esperti, “Non solo del celebre stadio comunale di Firenze, che è una sorta di bandiera dell’architettura italiana del Novecento e punto di incontro di sperimentazioni costruttive e tipologiche, ma di tutta una produzione che ha visto il nostro paese all’avanguardia, prima e dopo la Seconda guerra mondiale”. Con l’arrivo della nuova legge, sostengono i professori, “Rischiano ora la cancellazione dei loro valori storici ed estetici anche gli impianti messi a punto negli anni Cinquanta-Sessanta, che hanno diffuso un impiego innovativo e creativo del cemento armato in tutta la nazione”. Viene colpito in sostanza, concludono, “il nucleo della cultura architettonica del Novecento, con possibili estensioni ad altre tipologie di edifici per lo sport o destinati a funzioni produttive: edifici che il nostro paese, di concerto con la cultura europea, sta difendendo e restituendo ad una fruizione controllata e consapevole”. I tre professori sottolineano quindi che l’emendamento ha suscitato l’opposizione “di gran parte dei docenti e degli specialisti coinvolti negli organi del MiBACT perché fa retrocedere la cultura italiana della tutela a esempio negativo per l’Europa e per il mondo intero”. E fanno notare che stanno già girando appelli contro la nuova norma. Il rischio, concludono, “è aprire una breccia insanabile nel già traballante edificio della tutela”.

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