Sollicciano, Camera penale: ‘detenuti abbandonati’

sollicciano 2016
Foto da Facebook 'Tempo Reale'

Un elenco di criticità che riporta le problematiche del carcere di Sollicciano. Nel documento, sottoscritto dal direttivo della Camera penale di Firenze, reso noto oggi si spiega che a Ferragosto “erano presenti 757 detenuti oltre ad un bambino di 7 mesi, che rapportati alla capienza regolamentare porta ad una percentuale di sovraffollamento del 170%”, ma “tale percentuale, rapportata alla capienza regolamentare del reparto giudiziario maschile raggiunge il valore del 200%”.

“Abbiamo parlato con molti detenuti – dicono i penalisti aprendo la lista dei problemi riscontrati – è emerso come, purtroppo, vi sia un incremento della somministrazione delle benzodiazepine anche in soggetti che mai ne avevano fatto uso”. Inoltre, “ogni parte della struttura è invasa dall’acqua che filtra anche dal terreno ed emerge con le piogge essendo il carcere costruito sopra una falda. In tutte le sezioni l’acqua fuoriesce dagli sbocchi delle docce ed esonda invadendo celle e corridoi”.

Per la “rieducazione sul totale dei detenuti ci sono soltanto cinque educatori (ogni educatore dovrebbe quindi seguire 151 detenuti)”, “l’accesso al lavoro è permesso con turnazione ogni otto mesi”, “le attività sono inesistenti; le celle restano chiuse (al maschile) circa 22 ore al giorno” e “ogni bene del sopravvitto costa in media il triplo del normale acquistabile in un supermercato”.

La Camera penale ha anche trovato che “i detenuti, per la corrispondenza interna sono obbligati ad affrancare le lettere” ed “è stata abolita la possibilità di colloqui da parte di terzi (ovvero persone diverse dai familiari o conviventi) mentre “è di fatto abolita anche la possibilità di incontri tra uomini e donne (con esclusione delle persone coniugate)”. E ancora: “Ogni cella ha il terzo letto a castello vietato per legge. Circa 50 posti sono inagibili e le celle sono colme di rifiuti, coperte di guano di piccione”. “Chiunque abbia parlato con noi ci ha ripetuto ‘io ho sbagliato ma non per questo devo patire’ – conclude la Camera penale – La condizione delle persone detenute è riassumibile in una parola ‘abbandono'”.

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