Una denuncia che sembrava un grido d’aiuto, e che invece potrebbe essere stato un alibi. A Prato due giovani si presentano in procura per segnalare la scomparsa di un amico, ma gli investigatori scoprono che proprio loro potrebbero essere coinvolti nel suo omicidio, maturato sullo sfondo di un traffico internazionale di migranti.
PRATO Una coppia di ragazzi entra in procura per denunciare la scomparsa di un amico. Sembrano preoccupati, raccontano di temere per la sua vita. Ma nessuno può immaginare che, con ogni probabilità, proprio loro due siano coinvolti nel suo omicidio, avvenuto solo poche ore prima. La denuncia, secondo gli investigatori, non sarebbe un atto di disperazione, ma un alibi costruito a tavolino per allontanare i sospetti. Per salvare se stessi, i due arrivano perfino a raccontare i dettagli di un traffico internazionale di migranti di cui tutti e tre facevano parte. Non è la trama di un film noir, ma una storia vera, che emerge da un’inchiesta della Procura di Prato.
L’amico si chiamava Ijaz Ashraf, aveva 27 anni ed era arrivato in Italia dal Pakistan nel 2023. Non aveva trovato un lavoro regolare e si era infilato nel circuito della tratta clandestina dei migranti verso il Nord Europa. Dopo poco tempo decide di mettersi in proprio: compra una Mercedes, fa la spola tra Italia, Ungheria, Austria e Germania, trasportando migranti stipati in auto, mille euro a testa per attraversare le frontiere.
Il 4 settembre di quell’anno qualcosa si rompe. Ashraf litiga con il socio: dice di essere stato truffato, vuole vendere la macchina. L’altro lo minaccia di morte. Spaventato, scappa da Prato e si rifugia a Ferrara. È l’ultima volta che viene visto vivo.
Il giorno dopo il suo telefono viene agganciato lungo l’autostrada A1, poi si spegne. I tabulati rivelano che, in quelle stesse ore, uno dei due “amici” lascia Prato, attraversa la Slovenia e arriva in Ungheria. Il 6 settembre il corpo di Ijaz Ashraf viene trovato lungo l’autostrada M7, vicino a Budapest: strangolato con un cavo elettrico. Due giorni dopo arriva la denuncia di scomparsa dei due “amici”.
Ora, dopo due anni di indagini, la svolta: uno di quei due amici è indagato per omicidio dalla procura di prato guidata da Luca Tescaroli. Proprio il magistrato nelle ultime ore è stato al centro della cronaca dato che un proiettile è stato trovato davanti al Comune di Fasano, dove era atteso per presentare il suo libro sulle stragi di mafia del 1993. Avvertito dalla scorta pochi minuti prima dell’arrivo, Tescaroli ha deciso comunque di rispettare l’impegno: “Se era un’intimidazione, non potevo dare segni di paura”. Sotto protezione per le minacce ricevute, il magistrato ha ribadito che andrà avanti nel suo lavoro. Indagini in corso per chiarire l’episodio.

