Possibili novità in vista dopo il vertice negli Stati Uniti con il direttore generale della Fiorentina Alessandro Ferrari, il responsabile dell’area tecnica Fabio Paratici e la famiglia Commisso. Probabili le novità importanti in merito al project financing.
Il futuro dello stadio Artemio Franchi si gioca sull’asse Firenze-New York. Il recente vertice — che ha visto riuniti la famiglia Commisso, il direttore generale della Fiorentina Alessandro Ferrari e il responsabile dell’area tecnica Fabio Paratici — non ha delineato soltanto le strategie sportive e il budget per la prossima stagione, ma ha impresso un’importante accelerazione sul fronte del restyling dell’impianto di Campo di Marte. L’attenzione è tutta rivolta alle procedure finanziarie. Un mese e mezzo fa la società viola ha messo sul piatto la disponibilità a sborsare 55 milioni di euro per finanziare interamente il secondo lotto dei lavori, chiedendo in cambio il controllo totale sull’opera. Se le cifre non sono in discussione, lo sono invece le modalità burocratiche. I legali della Fiorentina sono infatti al lavoro per capire come contrarre i tempi tecnici: l’obiettivo del club è verificare se l’affidamento diretto possa rappresentare una “scorciatoia” legale e percorribile, evitando così la più lunga e complessa procedura della manifestazione di interesse da parte del Comune. Dal canto suo, Palazzo Vecchio — dopo aver effettuato una serie di approfonditi confronti tecnici con i propri uffici, la Figc e il ministero competente — resta in attesa di una risposta definitiva e formale da parte della società. Per l’amministrazione comunale, comunque, la via della manifestazione di interesse rimarrebbe valida, ma si attende di capire quale direzione vorrà prendere la dirigenza al rientro in Italia. Nel frattempo, sul piano puramente operativo, i lavori al Franchi non si fermano e registrano un’ulteriore modifica in corsa. È stata infatti approvata la sesta variante dall’inizio del cantiere. Questa nuova modifica prevede l’utilizzo di un tipo di acciaio differente per la realizzazione della grande copertura dello stadio, introducendo opere e materiali strutturalmente più semplici. La scelta tecnica risponde a un’esigenza precisa: agevolare e velocizzare le complesse operazioni di assemblaggio e montaggio delle macro-strutture direttamente in cantiere. Una mossa che dimostra la volontà di stringere i tempi per evitare intoppi e rispettare le scadenze del cronoprogramma, mentre la diplomazia politica e quella societaria cercano la quadra definitiva per consegnare a Firenze il suo nuovo stadio.


