L’offerta pubblica di acquisto lanciata da Intesa Sanpaolo per acquisire la totalità delle azioni di MPS accende le preoccupazioni dei rappresentanti dei lavoratori.
Il Monte dei Paschi di Siena sopravviverà. Come banca e come marchio, ma si estinguerà come soggetto bancario autonomo. Ora sembra che su Rocca Salimbeni cali davvero il sipario e un tempo, un tempo lunghissimo, quello della banca più antica, ora è davvero tramontato. Un tramonto di quelli prolungati, dopo secoli di potenza e potere. Dopo lo splendore di una banca cassaforte della sinistra e della Toscana, il tracollo, le inchieste, il salvataggio. Ed ora, ultimo atto, l’offerta da 30.6 miliardi fatta da Carlo Messina e Carlo Cimbri, Intesa e Unipol. Così Mps finirà sotto le insegne di Intesa Sanpaolo che prenderà così Mediobanca e dunque quel 13,2% che questa ha in Generali. Così ben 635 sportelli sui circa 2.200 di Mps verrebbero acquisiti da Unipol e gestiti da una nuova realtà bancaria che includerà Bper. E questa sarà il Monte dei Paschi, senza Siena, in tutti i sensi. Come detto, il marchio sopravvive, non il soggetto bancario autonomo. Ed ora che il tracollo definitivo sembra aver assunto tutt’altri connotati, i sindacati lanciano l’allarme. Quali sono infatti le conseguenze dell’ingresso della banca più antica del mondo nel secondo polo creditizio italiano? Della perdita dell’identità abbiamo già detto. Ma soprattutto la sede della direzione generale, che ovviamente si trova a Siena, è il cuore di Mps dove lavorano oltre 2 mila persone. Ora, questi posti di lavoro sono fortemente a rischio. Con l’operazione così apparecchiata sembra che non ci sia motivo che tutto resti a Siena e nelle dimensioni attuali. E sarà un grave impoverimento per Siena e per tutta la Toscana. Il mercato ha fatto il suo gioco, la politica è arrivata tardi, troppo tardi.


