Se non ci saranno preferenze nella legge elettorale il Pd della Toscana è orientato a convocare le primarie per decidere i candidati alle elezioni politiche del 2027. Per i leader locali del partito, un segnale virtuoso verso la segreteria nazionale del Pd.
Nemmeno il tempo di concludere la partita delle elezioni amministrative, che pure in Toscana vedono domenica e lunedì tornare al voto le città di Viareggio e Arezzo per i ballottaggi, che già scatta l’agitazione in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. Chi andrà in Parlamento? Ma soprattutto, come ci andrà? Come sarà selezionato prima di sottoporsi all’inappellabile decisione degli elettori? Se nella legge elettorale con cui andremo a votare nella primavera del 2027 per eleggere il nuovo parlamento non ci saranno le preferenze, allora il Partito democratico della Toscana sembra sempre più orientato verso delle “parlamentarie”, scusate la parolaccia, ovvero delle primarie per far scegliere i candidati agli elettori, militanti, simpatizzanti ed altro a piacere. Ritorno al passato, dunque, passando da un tema che dilania il Pd da sempre. Un modo per portare le preferenze dentro il “Melonellum”, scusate per l’altra parolaccia, ovvero il testo di modifica della legge elettorale a cui lavora il deputato fiorentino di Fdi Giovanni Donzelli, cancellando i collegi uninominali e introducendo grossi collegi regionali e listoni bloccati proporzionali. Si tratta, in casa Pd, di una ventata interessante, dovuta all’apertura delle finestre da parte del Governatore Eugenio Giani e sembra trascinarsi dietro un certo consenso. Anche se al momento non mancano i distinguo, le perplessità e i silenzi che pesano, come quello che segretario regionale del partito on. Emiliano Fossi. Primarie versus preferenze dunque, anche se i componenti che fanno capo alla segretaria Schlein restano freddi. Per tutti gli altri, non a caso, un “segnale virtuoso” per il partito nazionale.


