TOSCANA. L’ossicombustore è un impianto di ossidazione termica senza fiamma per rifiuti non riciclabili, da realizzare nel polo impiantistico “triangolo verde” in località Legoli, nel comune di Peccioli — gestito da Belvedere S.p.A. insieme alla società mista Novatosc. Secondo la Regione, si tratterebbe del primo impianto di queste dimensioni in Italia, basato su una tecnologia che — a differenza di inceneritori e termovalorizzatori tradizionali — non prevede emissioni in atmosfera ma una scomposizione molecolare dei rifiuti. Nel giugno 2026 l’impianto ottiene l’autorizzazione definitiva, dopo un lungo iter di Conferenza dei servizi. Il 31 agosto arriva il primo stop. La Giunta regionale, che avrebbe dovuto pronunciarsi sulla compatibilità ambientale definitiva (il PAUR) dopo la conclusione positiva della Conferenza dei servizi, rinvia il voto. Sul tavolo emergono le perplessità pubbliche dell’assessore regionale all’Ambiente David Barontini (M5S), che invita a non considerare l’ossicombustore “una scelta obbligata” e chiede di valutare tecnologie alternative prima di “vincolare la Toscana per decenni”. Il rinvio trasforma una decisione tecnico-amministrativa in un caso politico. Il rinvio spinge Renzo Macelloni – Sindaco di Peccioli – a scrivere direttamente al presidente della Regione Eugenio Giani, chiedendo di arrivare rapidamente a una decisione — rivendicando il percorso pluriennale costruito da Belvedere. Il 7 settembre la Giunta regionale approva la delibera che dichiara la compatibilità ambientale del progetto. Ma il voto spacca la maggioranza: Vota contro l’assessore Alberto Lenzi (Alleanza Verdi e Sinistra), con il pieno sostegno del gruppo AVS in Consiglio regionale e dei vertici di Sinistra Italiana ed Europa Verde, che chiedono di puntare invece su riduzione dei rifiuti, riuso e riciclo a freddo. Assente l’assessora pisana del PD Alessandra Nardini, la cui mancanza al voto non è passata inosservata. E poi il voto favorevole “in extremis”: proprio l’assessore Barontini (M5S), che pochi giorni prima aveva espresso perplessità pubbliche, ma alla fine vota a favore — pur specificando che “la mia posizione politica sul futuro della gestione dei rifiuti in Toscana” resta invariata, definendo il voto “la presa d’atto della conclusione di un procedimento amministrativo”, non un’adesione politica al progetto. Reazione entusiasta di Italia Viva/Casa Riformista. Il presidente della Regione aveva anticipato la linea poche ore prima, a margine di un evento a Empoli, definendolo un passaggio necessario anche per evitare un aumento delle bollette dei rifiuti, e dopo il voto lo ha rivendicato come “un vanto della mia giunta” e “un decisivo passo avanti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Toscana” — pur restando cauto sui tempi reali di realizzazione dell’impianto. È il secondo caso in poche settimane — dopo lo strappo sul calendario venatorio — in cui il “campo largo” toscano (PD, M5S, AVS, Italia Viva) si spacca pubblicamente su un dossier ambientale, con AVS sempre più isolata a sinistra della coalizione e un M5S che, pur critico nel merito, finisce per votare a favore per responsabilità di governo — un pattern che sembra ormai strutturale nella gestione delle politiche ambientali della Giunta Giani. Ne parliamo questa mattina con il Sindaco di Peccioli Renzo Macelloni e con il Sindaco di Prato Matteo Biffoni.


