Secondo uno studio di Federalberghi Firenze sarebbe la terza città in Italia per numero di affitti brevi. Preceduta da Roma e Milano e sopra Napoli e Venezia. La Toscana sarebbe invece al primo posto. E il business delle locazioni breve non conosce crisi.
Sfatiamo subito un mito. Gli affitti brevi non dilagano dove c’è carenza ricettiva. Dilagano e basta. Conviene a chi ha una casa ovunque e conviene ai turisti, conviene parecchio meno a chi ad esempio viene a Firenze per un periodo breve per lavoro o studio. A parte questo sappiamo anche che in città il fenomeno non conosce crisi né rallentamenti. Anzi, continua a crescere. E ora sappiamo – grazie ad uno studio di Federalberghi – che Firenze è la terza città in Italia per affitti brevi. Prima ci sono due città gigantesche, Roma e Milano, e dopo due colossi, Napoli e Venezia. Il territorio minuscolo del centro Unesco o della stessa città di Firenze subiscono dunque una pressione senza precedenti, da questo punto di vista. A Firenze gli annunci su Air B&b ad agosto erano quasi 14 mila, per intenderci. Un immenso albergo diffuso che ha cambiato il volto e l’anima della città. Oltre a mercato immobiliare, commercio, servizi, senza contare l’usura della stessa città. Nonostante il primo regolamento in Italia per limitarne la proliferazione. E se Firenze è terza, la Toscana è prima, con quasi 73 mila annunci nello stesso periodo. In larga parte, appartamenti sottratti alla residenza stabile, una porta chiusa a chi cerca un appartamento in affitto per vivere e lavorare. Un business che di familiare oggi ha poco. Quasi il 70% gestisce più appartamenti, altro che integrazione del reddito familiare. Con l’associazione degli albergatori e Confcommercio che parlano di concorrenza sleale verso gli hotel e le altre forme di ospitalità, di norme spesso eluse e di una narrazione falsa attorno a questo fenomeno.


