‘Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento’

Pietro Aretino fu il “grande regista del Rinascimento”. Apre agli Uffizi la prima mostra dedicata a una figura poliedrica e …con la mani in pasta dappertutto.

Un personaggio speciale. Ma lasciamo che Pietro Aretino si presenti da solo:

“Mi dicono ch’io sia figlio di cortigiana; ciò non mi torna male; ma tuttavia ho l’anima di un re. Io vivo libero, mi diverto, e perciò posso chiamarmi felice. – Le mie medaglie sono composte d’ogni metallo e di ogni composizione. La mia effigie è posta in fronte a’ palagi. Si scolpisce la mia testa sopra i pettini, sopra i tondi, sulle cornici degli specchi, come quella di Alessandro, di Cesare, di Scipione. Alcuni vetri di cristallo si chiamano vasi aretini. Una razza di cavalli ha preso questo nome, perché Papa Clemente me ne ha donato uno di quella specie. Il ruscello che bagna una parte della mia casa è denominato l’Aretino. Le mie donne vogliono esser chiamate Aretine. Infine si dice stile aretino. I pedanti possono morir di rabbia prima di giungere a tanto onore”

Se non bastasse,

“Io non son cieco ne la pittura, anzi molte volte e Rafaello, e fra Bastiano del Piombo, e Tiziano si sono attenuti al giudizio mio. Perché io conosco parte de gli andari antichi e moderni”

Nato ad Arezzo nel1492, l’anno della morte di Lorenzo il Magnifico e della scoperta dell’America, cioè quando il mondo cambia – e morto a Venezia a 64 anni nel 1556, Pietro Aretino è stato al centro di mille incroci culturali e politici. Ed e’ stato sempre nell’occhio del ciclone del potere.

Parte da natali umili, dato che era figlio di un calzolaio e di una “cortigiana”. E riusce a scalare le vette delle società più raffinate e colte del suo tempo. Comincia studiando da pittore. Ma presto si accorge di saper anche scrivere. Bene, anzi, benissimo. E a 34 anni, nel 1526, si architetta “il botto” con uno scritto apertamente pornografico, i Sonetti Lussuriosi. Boom di audience!

Da lì compone poesie, testi teatrali e di satira. E la sua penna, spesso intinta nel curaro, diventa temutissima. Perchè in più Pietro Aretino è uno che padroneggia perfettamente la grande arte di saper stare al mondo e si fa amici potentissimi.

E soprattutto Pietro Aretino ha un occhio fine, e grande gusto: sa vedere lontano,  e scoprire così gli artisti nuovi più interessanti e capaci. Cosa molto utile a quei tempi tra le corti a Roma dei papi Medici, nella Mantova dei Gonzaga, nella Venezia del doge Gritti, a Firenze con i duchi Alessandro e Cosimo I. Senza dimenticare le corti più periferiche ma comunque cruciali di Urbino, Perugia, Arezzo, Milano.

Insomma, Pietro Aretino è senz’altro una delle voci culturali più autorevoli del Cinquecento, amico intimo di sovrani, papi, nonchè di artisti come Tiziano, Raffaello, Michelangelo, Tintoretto, Parmigianino…Che lo ritraggono spesso.

E lui? Attentissimo al suo “marchio di fabbrica”, come si direbbe oggi, mette in piedi una efficace promozione visiva della sua figura. Una strategia di marketing comunicativo in piena regola. E quindi vai di dipinti, medaglie, stampe, libri oggetti di uso, tutti ‘griffati’ con il suo nome ed il suo volto, per farsi conoscere e diffondere la propria immagine.

Oltre poi a tutto questo, l’Aretino scrive tantissimo. Rimangono più di 4000 sue lettere, dove esprime pensieri e giudizi sulle arti che sono vere e proprie recensioni, altra cosa nuovissima alla quale non aveva mai pensato nessuno. Praticamente tra lui e il Vasari inventano la moderna storia e critica dell’arte.

Ambiziosissimo, forse cerca di diventare anche cardinale. Ma non gli riesce e muore inaspettatamente. I potenti da lui messi alla berlina si rifanno immediatamente proibendo i suoi scritti. Ma tanto continuavano e continueranno nei secoli a circolare i “bootleg”.

Oggi la mostra agli Uffizi ci offre l’occasione di conoscere meglio Pietro Aretino, autore,  appassionato d’arte e tipaccio davvero speciale.

 

Margherita Abbozzo. Tutte le fotografie sono mie.

‘Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento’ è alle Gallerie degli Uffizi, nell’Aula Magliabechiana, dal 27 novembre al 1 marzo 2020. La mostra è a cura di Anna Bisceglia, Matteo Ceriana e Paolo Procaccioli.

 

 

 

 

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