Piazza di Lucca intitolata alle Vittime dell’Immigrazione

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Lucca, sabato mattina nel corso di una cerimonia la piazza della chiesa di San Vito è stata intitolata alle Vittime dell’Immigrazione. A scoprire la targa il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, l’arcivescovo di Lucca Mons. Paolo Giulietti alla presenza di numerose autorità, assessori e consiglieri comunali.

Come ha ricordato il parroco Don Piero Ciardella, direttore del Centro per la Cultura e il Dialogo dell’arcidiocesi di Lucca, l’iniziativa è partita dai cittadini della parrocchia in collaborazione con l’Associazione “Il Tondo – Luoghi e Relazioni” di San Vito e l’Ufficio “Migrantes”, il Centro per la Cooperazione Missionaria e La Caritas dell’Arcidiocesi di Lucca. L’intitolazione della piazza è stata deliberata dalla giunta comunale nel solco delle iniziative promosse in tutta Italia in occasione della Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione.

“Abbiamo accolto con grande entusiasmo la proposta della parrocchia di San Vito – ha dichiarato il sindaco Tambellini – La libertà non può tradursi come l’assolutezza dell’individuo che ci porta a non avere occhi per nulla e corrode i principi più profondi della nostra società. Ci stiamo abituando a ignorare i problemi e le tragedie troppo lontane da noi ma deve esserci chiaro che dicendo ‘prima gli Italiani’ rinneghiamo proprio quegli stessi legami che ci qualificano come popolo e ci consentono di stare assieme: senza quei principi non siamo nulla e non ci sarà salvezza per nessuno”.

“Quando verrà a messa la domenica la gente attraverserà questa piazza dedicata alle Vittime dell’Immigrazione e vedrà quello che in alcune chiese si legge sulle porte: entrando ‘Qui si entra per adorare Dio’ e uscendo ‘Da qui si entra per amare il prossimo’. Mi sembra bello che quando entreremo in chiesa ricorderemo così che c’entra qualcosa l’adorazione di Dio con questi nostri fratelli – ha dichiarato l’arcivescovo Giulietti – E non possiamo far finta che questa cosa sia collaterale alla nostra fede, alla preghiera, a presentarsi come comunità davanti a Dio. Quando usciremo sapremo che quello che abbiamo fatto in chiesa è legato anche a questi nostri fratelli perché ci sollecita a guardarli con lo stesso sguardo con cui siamo stati guardati noi lì dentro. Mi piacerebbe davvero che questa collocazione incoraggiasse l’osmosi fra quello che accade fuori e ci mette in difficoltà, che denuncia l’iniquità del mondo, e ciò che accade in chiesa che dà degli orizzonti di salvezza; per mettere sempre insieme la nostra vita il mondo in cui viviamo con le cose in cui crediamo perché questo divorzio è pericoloso e ci allontana da noi stessi, dai fratelli e anche da Dio. Questa targa riconcilierà le cose in cui crediamo e per cui preghiamo con la vita del mondo che ci sollecita a prendere posizione secondo il pensiero di Dio”.

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