Ha trascorso la notte nel carcere di Lucca, Piero Moriconi, 63 anni, il muratore che ieri pomeriggio a Camaiore ha ucciso sparando con il fucile da caccia la moglie Kety Andreoni, 51 anni, ed il figlio Mirko Moriconi, 24 anni.
Moriconi ieri sera è stato sottoposto a fermo di pg per il duplice omicidio dei familiari. I carabinieri lo hanno sentito, poi lo hanno trasferito dalla caserma di Camaiore al penitenziario. Gli accertamenti sono coordinati dal pm Elena Leone.
Nel corso delle ore si sono confermati problemi nel contesto familiare in corso da diverso tempo, a partire dal fatto che Piero Moriconi non accettava l’omosessualità del figlio. Il giovane lavorava come cameriere e amava fare il cantante amatoriale. La mamma, in qualche modo, si era schierata dalla parte del figlio, con le sue scelte – così viene ricostruito – ma col tempo ci sarebbero stati sempre più attriti e conflitti fra i tre. Una tensione culminata ieri pomeriggio nel duplice omicidio.
Mentre aspettava di essere arrestato, l’uomo avrebbe detto ai parenti – arrivati sentendo gli spari – “Mi sono liberato” come a volersi giustificare con loro che il suo livello di sopportazione aveva superato la guardia.
Nella vicenda, sempre secondo ricostruzioni raccolte a Camaiore, emergono però anche attriti di Piero Moriconi con la moglie Kety Andreoni. L’uomo, dunque, non solo non accettava l’omosessualità del figlio ma aveva da ridire anche dei comportamenti della moglie che, a suo dire, erano motivo di contrasto e discussioni.
La donna lavorava in una casa di riposo per anziani. Per suor Faustina, la responsabile dell’ospizio, “era la migliore collaboratrice, lavorava lì da parecchio tempo, era stata assunta alla fine degli anni ’90”. “Era bravissima e cordiale, aveva un buon rapporto con le colleghe ed anche con tutti noi – dice la religiosa -. Non avremmo mai pensato ad una tragedia del genere”.
I contrasti familiari si sarebbero acuiti anche di recente quando il figlio Mirko ha avuto problemi di salute tanto da dover essere ricoverato in ospedale. “Mirko lavorava da noi da quattro anni – ricordano nel locale Carpe Diem a Viareggio – Ci eravamo affezionati, quando serviva fa i tavoli a volte si fermava a cantare con i clienti, perché questa era la sua grande passione”.
Intanto si apprende che Mirko in passato avrebbe chiesto consigli al consultorio transgenere di Torre del Lago (Viareggio). E’ quanto emerge da Regina Satariano, responsabile della struttura. “Quando ho visto ieri la foto sui social del ragazzo dopo quello che era accaduto”, l’omicidio, “il mio pensiero è stato subito rivolto a Mirko”, ha detto Regina Satariano.
“In generale – prosegue – venire al consultorio per dei consigli e per studiare insieme un percorso da compiere è importante, le nostre porte sono sempre aperte da 18 anni in su. Nello stesso tempo rivolgo un appello anche ai genitori, sia a coloro che accettano l’omosessualità di un figlio o di una figlia, che a coloro che invece hanno difficoltà a comprenderla. Venite da noi che ci sono professionisti pronti ad aiutarvi, perché non si può certo troncare la vita di un essere umano perché ha dichiarato di essere gay”

