Lavoro: Cgil, a Prato impera sistema sfruttamento manodopera

Massimiliano Brezzo, CGIL Prato

Lo afferma in una nota Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem-Cgil, commentando l’operazione di procura e polizia di Stato a Prato contro lo sfruttamento sul lavoro che ha portato all’arresto di due imprenditori cinesi e alla denuncia di un loro prestanome; nella loro azienda di confezioni erano sfruttati almeno 30 extracomunitari, tra cui migranti clandestini.

“Un’altra ottima operazione della procura ci conferma che la pandemia non ha intaccato il sistema di sfruttamento che impera sul nostro territorio. Con l’aggravante che, in tempi di Covid-19, quelle condizioni di lavoro e di alloggio espongono gli sfruttati anche al rischio di contagio, e il territorio a rischio di focolai. Nella consapevolezza e nell’incuranza, da parte di chi sfrutta che,
insieme agli abiti, può produrre la morte”. Lo afferma in una nota Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem-Cgil, commentando l’operazione di procura e polizia di Stato a Prato contro lo sfruttamento sul lavoro che ha portato all’arresto di due imprenditori cinesi e alla denuncia di un loro prestanome; nella loro azienda di confezioni erano sfruttati almeno 30 extracomunitari, tra cui migranti clandestini.
“Ma i luoghi dove avviene fisicamente lo sfruttamento – continua Brezzo – sono sempre aziende terziste, che lavorano per altri. Altri che non sono mai toccati dai controlli e dagli arresti e che, malgrado la legge preveda il contrario, una volta ripresi i vestiti cuciti sono, di fatto, sciolti da ogni responsabilità”.
“Già oggi, quei soggetti – prosegue il sindacalista – stanno alimentando altre aziende sfruttatrici, che mettono a rischio la salute e la vita di chi è costretto, dalle circostanze, a lavorare per loro. E anche oggi continueranno indisturbati a far soldi sulla pelle degli ultimi. Nel cuore della civilissima Toscana. Dal 2003 sono invece responsabili, per legge, delle retribuzioni, delle contribuzioni e della sicurezza di questi luoghi di sfruttamento e, quando si sale sopra una certa soglia
(cosa che accade praticamente sempre), diventa reato anche l’evasione fiscale e contributiva, il cui recupero dovrebbe essere prioritario in un paese che manda la gente in pensione a settant’anni perché, così ci dicono, i contributi non bastano”.
Conclude Brezzo: “Se si vuole interrompere la catena dello sfruttamento bisogna andare oltre e colpirne la testa: quei ‘pronto moda’ che, all’apparenza legali e magari con un ambiente di lavoro curato e i dipendenti regolarmente assunti,
esternalizzano, insieme alla produzione, anche lo sfruttamento delle persone”.

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