Lavoro: Prato,sfruttano 30 migranti,arrestati 2 imprenditori

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Due imprenditori cinesi agli arresti domiciliari e un terzo sottoposto a divieto di dimora a Prato dopo un’indagine durata oltre 10 mesi della polizia

Tre misure cautelari sono state eseguite all’alba dai poliziotti della squadra mobile di Prato nei confronti di altrettante persone accusate del reato di sfruttamento del lavoro ‘in condizioni di bisogno’.

Si tratta di tre cinesi – il datore di lavoro formale e due imprenditori occulti – che avrebbero sfruttato almeno 30 lavoratori, in gran parte bengalesi e pakistani. Lo sfruttamento, secondo le indagini, sarebbe avvenuto all’interno di una ditta di confezioni tessili. I particolari dell’operazione saranno illustrati oggi alle 12 in una conferenza stampa del procuratore Giuseppe Nicolosi.

Due imprenditori cinesi agli arresti domiciliari e un terzo sottoposto a divieto di dimora a Prato dopo un’indagine durata oltre 10 mesi della polizia su una ditta di confezione di abiti dove veniva sfruttata la manodopera. In particolare l’azienda impiegava uomini bengalesi e pachistani, clandestini, circa 30 lavoratori (tra loro pure un afgano ed un cinese) che erano in condizioni di bisogno. “Lavoravano in condizioni disumane – ha spiegato in una conferenza stampa il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi – E’ una situazione che fa emergere una umanità dolente”. Secondo quanto accertato, nella ditta c’era un prestanome, e due imprenditori che nei fatti dirigevano la ditta: sono questi due gli indagati finiti ai domiciliari in base a un’ordinanza del gip. L’azienda, nella zona di Galciana, è stata posta sotto sequestro. Sigilli anche a 100 macchinari. Gli operai, hanno spiegato gli investigatori, lavoravano sette giorni su sette per 12-14 ore al giorno. Nei pressi dell’azienda alloggiavano in una casa-dormitorio in condizioni fatiscenti. Gli indagati sono accusati di sfruttamento lavorativo e immigrazione clandestina, secondo l’articolo 602 bis, che colpisce i proprietari della ditta in cui si verifica lo sfrutamento. Secondo gli accertamenti gli operai hanno dovuto lavorare anche durante i periodi di lockdown senza interruzioni. Inoltre un sequestro preventivo di 250 mila euro è scattato verso la proprietà cinese per i mancati versamenti degli oneri previdenziali.

Plauso del sindaco di Prato Matteo Biffoni a procura e squadra mobile della città toscana per l’operazione che ha portato all’esecuzione di misure cautelari contro imprenditori cinesi accusati di sfruttare il lavoro di 30 operai pakistani e bengalesi. “Un lavoro di indagine esemplare, che ha pochi uguali in Italia e di cui ringrazio la procura e le forze dell’ordine – afferma Biffoni -, perchè tutela la parte debole contro l’avidità di chi vuole lucrare sullo sfruttamento del lavoro altrui, senza alcun rispetto nè scrupoli per la dignità umana. Il rispetto dei principi democratici passa anche da inchieste come questa, perché il lavoro e i diritti dei lavoratori sono un bene da tutelare a tuti i livelli”

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