Dal 2015 al 2024 i profitti dell’industria in Toscana sono aumentati, ma non sono stati distribuiti in maniera adeguata ai lavoratori sotto forma di salari: lo affermano Cgil e Ires Toscana.
“I profitti non devono andare in dividendi, ma devono sostenere consistenti aumenti salariali e investimenti produttivi finalizzati ad aumentare la buona occupazione”, ha affermato Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana. Fra 2015 e 2024, secondo lo studio, la manifattura toscana ha accresciuto la propria produzione (+86,5%) e i propri utili netti (+70%), mentre la quota del valore aggiunto destinata al lavoro è scesa dal 58,3% al 53,0%. Nei dieci anni di riferimento l’occupazione risulta in crescita (+14,7%), la redditività del capitale in forte aumento (Ebitda +87%, quota sul valore aggiunto dal 39,7% al 44,6%), i salari reali sono stagnanti o in calo in 7 comparti manifatturieri su 13.
“Non si è affatto inceppato il meccanismo di creazione del valore – ha sottolineato Maurizio Brotini, presidente di Ires Toscana – e soprattutto di creazione del profitto. Quello che si è inceppato è l’utilizzo della ricchezza prodotta che è andata sostanzialmente a remunerare il capitale dal punto di vista dei profitti, a detrimento soprattutto dei salari e della quantità di ore lavorate nei settori manifatturieri. Quando parliamo di deindustrializzazione di una regione, parliamo anche di queste traiettorie delle dinamiche produttive e soprattutto industriali”.

