Inchiesta concerie: avvio monitoraggio pozzi Arpat, sfiducia cittadinanza nell’ente

pozzi - emendamento
Foto da Comunicato Stampa

Il KEU è un materiale derivante dal trattamento termico dei fanghi di depurazione prodotti dal depuratore Aquarno, nel quale vengono convogliati i reflui delle aziende conciarie di Santa Croce. Avvio controlli pozzi Arpat

È in fase di avvio la campagna di controllo di Arpat delle acque dei pozzi privati collocati in prossimità delle aree interessate dal potenziale inquinamento dovuto all’utilizzo dei materiali contenenti il cosiddetto KEU, in diversi punti del territorio tra cui Peccioli, Crespina Lorenzana, Massarosa e Montaione.

Arpat già da alcuni giorni sta raccogliendo le richieste provenienti dai cittadini attraverso il numero verde 800 800 400. “Al momento abbiamo ricevuto circa 50 domande di analisi e, già nel pomeriggio di giovedì 22 aprile, sono iniziati i primi campionamenti di pozzi situati nelle vicinanze della Strada Regionale 429 Lotto V. I pozzi campionati finora sono 14 e le analisi, eseguite presso i laboratori dell’Agenzia, sono finalizzate alla ricerca di metalli e cromo esavalente”, si legge nel comunicato stampa.

Il KEU è un materiale derivante dal trattamento termico dei fanghi di depurazione prodotti dal depuratore Aquarno, nel quale vengono convogliati i reflui delle aziende conciarie di Santa Croce; le miscele di Keu, con altri materiali inerti, venivano qualificate come sottoprodotto e commercializzate dall’impresa di Lerose, come materiale per vari impieghi; a seguito di alcune indagini tecnico-analitiche il materiale è risultato un rifiuto speciale.

Nel frattempo cresce la sfiducia della cittadinanza verso l’Arpat. Si legge sulla pagina facebook dell’Assemblea permanente No Keu che il 17 aprile ha indetto la prima manifestazione e prepara iniziative di protesta anche a Santa Croce: “I cittadini che vivono o coltivano le terre lungo la SR 429 non si fidano neanche di Arpat, c’è un sentimento di rabbia e sfiducia verso tutto il sistema politico e imprenditoriale. Molti stanno facendo analizzare i pozzi a spese proprie. Stiamo anche pensando di organizzare una raccolta fondi per chi non può permetterselo”.

E sull’operatività di Arpat sono state sollevate anche questioni relative al depotenziamento dell’ente: “Nel 2019, stante quanto desunto dal bilancio di Arpat, recentemente analizzato in commissione – affermano Elisa Montemagni, Giovanni Galli e Marco Landi, consiglieri regionali della Lega – sono diminuite le ispezioni ambientali, i campioni analizzati, vi è stata, altresì, una drastica riduzione sui controlli agli impianti geotermici, sulle emissioni in atmosfera, sulle cave e sull’amianto”.

“Tra l’altro – rilevano i consiglieri – alla luce delle recenti indagini sui rifiuti tossici, il ruolo di Arpat è destinato a diventare sempre più cruciale per monitorare determinati siti e per salvaguardare, parimenti, la salute dei cittadini. Purtroppo, però i dati della produttività rilevano che solo il 25% di quanto programmato sia stato fatto a proposito degli scarichi industriali, solamente il 33% per quel che concerne l’attenzionamento all’inquinamento derivante dall’amianto ed addirittura è pari a zero quello relativo alle attività di raccolta, trasporto e stoccaggio dei fanghi da depurazione ed il loro successivo utilizzo in agricoltura; percentuali molto eloquenti che devono, considerata la stretta attualità, fare quindi attentamente riflettere”.

 

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