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Ven 22 Mag 2026
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Flotilla: il fiume in piena di Bundu e Salvetti, intanto i legali GSF valutano denuncia per tortura

Sono tornati in Italia e di cose da dire ne hanno. Denunciano il trattamento disumano mentre il servizio penitenziario israeliano si difende dietro ‘l’agire secondo le procedure’ e in Italia l’opposizione chiede che il Governo non sanzioni solo il ministro Ben Gvir ma Israele tutto. Gli attivisti italiani intanto sono a casa, con loro anche i 5 toscani arrestati. Ed a Campi Bisenzio alla ex Gkn  conferenza stampa di due di loro Antonella Bundu e Dario Salvetti.

Prima le immagini adesso le voci, le testimonianze dell’inconfutabile violazione e spregio di diritti umani normative internazionale. I racconti degli attivisti della Sumud Flotilla arrivati in Italia non lasciano dubbi sui limiti superati e gli abusi subiti. “Ci hanno massacrato”. Antonella Bundu, rientrata in Toscana nelle scorse ore, accolta a Fiumicino dal fratello minore e dal consigliere di Spc Dimitri Palagi, riassume così il trattamento riservato agli attivisti della Flotilla dalle autorità israeliane. Le parole dell’ex candidata governatrice di Toscana Rossa sono sono ribadite anche in questi minuti alla conferenza stampa che si sta tenendo alla ex Gkn di campi Bisenzio insieme a Dario Salvetti, del collettivo di fabbrica anch’egli arrestato da Tel Aviv insieme ad altri 3 toscani fra i 29 italiani detenuti dopo l’ultimo abbordaggio.  “Ci hanno dato calci, pugni, ad alcuni hanno rotto le costole e contro di noi hanno usato il taser”. E ancora: “Hanno usato qualsiasi tortura possibile, non ci hanno dato né cibo, né acqua. Io ero in sciopero della fame come molti altri italiani, ma a chi non era in sciopero è stato dato un solo panino in 36 ore. Niente acqua, né sapone o carta igienica”. Durante la detenzione “eravamo nelle celle, buttati per terra con gli scarafaggi”. Un fiume in piena che testimonia ciò che i video dei giorni scorsi facevano inquietantemente presagire come trattamento loro riservato.

“Ci hanno messo le catene ai piedi”, e mentre Bundu lo dice la voce trema ma è ostinata nel raccontare il più possibile tutti i particolari delle torture per poter testimoniare e documentare i soprusi.

Intanto il team legale italiano della Flotilla valuta una denuncia per tortura in merito alle
condizioni in cui gli attivisti sono stati trattenuti in Israele. Secondo quanto si apprende, le avvocate stanno iniziando a raccogliere le testimonianze degli italiani rientrati ieri e presenteranno una integrazione alla denuncia/querela depositata il 19 maggio in Procura a Roma. Sulla base delle ‘sommarie informazioni’ che verranno raccolte, le legali denunceranno ai pm della Capitale tutti i reati subiti.

Bundu e Salvetti ribadiscono anche “grazie. Ai gazawi e alle gazawe che hanno manifestato per la Flotilla mentre erano sotto le bombe. Alle resistenze di tutto il mondo che ci hanno tenuto compagnia da terra. Ai compagni e alle compagne che hanno cantato Bella Ciao nelle loro lingue: ci ha dato forza sapere di non essere sole e soli.

Il sequestro è avvenuto in acque internazionali, questo deve essere chiarissimo e non normalizzato. Un gommone si è avvicinato alle imbarcazioni: ci sono state teste di cuoio che hanno sparato sulle barche con persone a bordo. Ci hanno sequestrato i passaporti. Da quel momento eravamo numeri dentro una nave con quattro container. Tecnicamente non possiamo che ritenerlo un campo di concentramento in miniatura e galleggiante.

Le 48 ore che sono seguite sono state tortura fisica e psicologica.  Siamo tra i fortunati che non riportano nessuna lesione fisica permanente per ora, e gli impatti psicologici a lungo termine restano da valutare.

Proseguiamo la mobilitazione fino a quando non saranno interrotti i rapporti militari, commerciali e accademici con lo Stato sionista di Israele. Fino a quando non saranno liberi tutti i prigionieri politici palestinesi, in Italia e nei territori occupati. Fino a quando l’occupazione non avrà fine”.