Disco della settimana: Jamila Woods “Legacy!Legacy!”

Nuovo album per la cantante e poetessa Jamila Woods, dedicato a dodici figure di poetesse, attiviste e musicisti che l’hanno ispirata. Un album complesso e ambizioso che affronta il recupero delle radici afroamericane e dell’identità femminile nel solco dei lavori di Nina Simone e Erykah Badu.

Muddy Waters, Miles Davis, Betty Davis, Sun Ra, Eartha Kitt tra i musicisti, e poi scrittori, Basquiat, Frida Kahlo tra gli artisti, e poi poeti e attivisti come Octavia Butler, Sonia Sanchez, Zora Neale Hurston, Nikki Giovanni e James Baldwin, questi i numi tutelari Jamila Woods, poetessa e attivista politica originaria di Chicago che, a partire dal suo debutto del 2016 con l’album Heavn, attraverso prestigiose collaborazioni con Chance The Rapper, The Social Experiment e Macklemore, si è fatta notare per la voce calda e intensa ma anche per la qualità dei suoi testi.

Così accoglie l’album Rockol: “Libertà è non avere paura” sosteneva Nina Simone. Jamila Woods, che ne raccoglie per molti aspetti l’eredità, fa di libertà e coraggio due cardini fondamentali del suo ultimo album, “Legacy! Legacy!”. Musicista, poetessa, attivista, Jamila (classe 1989) è una rivelazione che mescola soul, R&B, rap e hip hop, mettendo in campo talento e valori per la sua battaglia. In questo secondo disco sono germogliati i semi di “Heavn” – l’album d’esordio del 2017 – e la cantante di Chicago raccoglie un’eredità importante, dichiarandolo già dal titolo. Già: perché, seduta sulle spalle dei giganti, Jamila cerca di costruire un ponte tra un passato irrisolto e la speranza del futuro. Ogni canzone è un omaggio a un artista di colore che viene raccontato con il calore e il rispetto che si riserva ai propri avi. La “legacy” del titolo è, quindi, quella dei personaggi leggendari che ritrae nei suoi brani: grazie a loro ha trovato l’ispirazione e appreso una lezione importante su come trionfare nelle sfide quotidiane. Jamila celebra i grandi della musica, dell’arte e della letteratura: Muddy Waters, Basquiat, Frida Kahlo, Miles Davis, Betty Davis, il jazzista Sun Ra, Eartha Kitt e ancora scrittori, poeti e attivisti come Octavia Butler, Sonia Sanchez, Zora Neale Hurston, Nikki Giovanni e James Baldwin. In ogni singolo tributo, unisce un commento politico e sociale a una profonda introspezione. Il risultato è un album ricco di rabbia e ironia, in cui la musica sembra assumere un ruolo contemplativo rispetto alla forza dei testi. Le parole sono conforto e grido di battaglia, a partire dal pezzo iniziale, “Betty” ispirato alla pionieristica Betty Mabry, poi moglie di Miles Davis. Musa del jazzista, Betty non si accontentava di un ruolo secondario. La loro unione turbolenta durò solo un anno, poi, armata della sua ritrovata indipendenza, l’ex signora Davis ruppe gli schemi del rock, del R&B e del funk, senza però raggiungere la popolarità che meritava. Jamila la fotografa descrivendo in maniera più ampia la condizione della donna che rifiuta determinati schemi: “What is it with you independent men? It’s always something / Threatening your masculine energy, you think it’s fleeting / Nothing you ain’t give to me I can take away from you now / Let me be, I’m trying to fly, you insist on clipping my wings”. Woods canta la lotta infinita per l’uguaglianza, celebra la libertà espressiva e la grandezza inimitabile di “Miles” Davis (“You could make me tap dance, shake hands, yes ma’am / But I’m a free man now and / I do What I do / Not for you”) e di “Muddy” Waters (“They can study my fingers / They can mirror my pose / They can talk your good ear off / On what they think they know, they think they know / They say now more than ever, I think they forget / What our history is / What we do, what we made”). La rabbia è al centro di “Basquiat”, in cui Jamila canta con calma quasi esasperata “They wanna see me angry / They wanna see me bear my teeth”. In questa, come in molte altre canzoni del disco, l’artista sembra fronteggiare un antagonista, ma il messaggio che passa è chiaro: non importa come gli altri vogliono disegnarti, non conta quanto vogliano tenerti ancorato al passato, l’importante è andare oltre. “They say I’m different”, cantava Betty Davis e Jamila la riprende con coraggio e sfrontatezza: “Oh, I’m different”, proclama nel brano di apertura, “I am not your typical girl”. E Jamila, c’è da scommetterci, non lo è.

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