Betori: “Firenze rinasca dal patrimonio dei propri valori”

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Il  cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell’omelia della messa nel giorno dedicato a San Giovanni Battista, patrono della città, ha speso parole sulla difficile situazione

Il “contenuto di un progetto di rinascita della città – ha esordito Betori -, certamente buona parte di esso” è scandito da “parole che difficilmente altri si possono attribuire quale loro patrimonio, come invece possiamo fare noi fiorentini: riposo, bellezza, contemplazione, pace, elevazione, proporzione, misura. E tutto intrecciato nella concretezza di religione, famiglia, lavoro, cultura e cura della persona. Questo edifica una comunità con una forma davvero umana, e quindi divina”.

Il cardinale Betori ne ha parlato anche rifacendosi a riflessioni di Giorgio La Pira tra le cui parole, ha detto, “mi interroga particolarmente il riferimento alla misura”. “Proviamo – ha anche detto l’arcivescovo di Firenze – a passare al vaglio di queste dimensioni e di questi luoghi di vita le scelte urbanistiche, economiche, imprenditoriali, sociali che si dovranno fare nei prossimi mesi. Pronti a rinunciare a tutto ciò che magari può portare profitto, ma entra in conflitto con questi principi superiori, che sono i lineamenti del volto di Firenze”.

“Troppe cose che sembravano irrinunciabili ci sono apparse vacue, e qui possiamo mettere tutto il mondo del consumismo, mentre di altre abbiamo capito quanto fossero indispensabili, e penso anzitutto alle relazioni tra le persone. Mi fermo qui, ma invito ciascuno a un esame di coscienza al riguardo: cosa ci è mancato e di che cosa non abbiamo sentito la mancanza? Se fatto con sincerità, questo esame dovrebbe condurci alla nostra vera identità di uomini e di donne”.

“Uscendo dall’angoscia dei mesi di crescente diffusione della pandemia – ha anche detto Betori -, sentiamo il bisogno di ripensarci in modo nuovo, di staccare dal nostro passato, perché proprio il tempo delle limitazioni imposte dal contrasto alla circolazione del virus ha permesso di fare un discernimento – speriamo profondo quanto ce n’è bisogno – tra ciò che è davvero essenziale nella vita umana e ciò che invece l’appesantisce perché non appartiene alla sua autenticità”.

Lorenzo Braccini

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