Alluvione 66: Firenze ricorda i ‘suoi’ eroi

Dal ricordo degli ‘angeli del fango’, al sacrificio dell’operaio dell’acquedotto comunale Carlo Maggiorelli, che non lasciò il posto di lavoro per fare il suo dovere restando travolto dalla furia dell’Arno. Ci sono stati anche questi momenti oggi a Firenze fra le iniziative per
il 52/o anniversario dell’alluvione del 4 novembre 1966, che fece 35 morti e causò danni mai più recuperabili al patrimonio della città.

Tra le cerimonie promosse dal Comune, in collaborazione con l’associazione Firenze Promuove, il cardinale Ennio Antonelli ha tenuto una funzione religiosa in cui ha ricordato che “nella grande alluvione di Firenze l’amore per la città emerse sia come condivisione della sofferenza e dell’angoscia sia come servizio operoso per aiutare persone in difficoltà e proteggere case, chiese, opere d’arte e altri
preziosi beni culturali. Insieme a cittadini e militari si impegnarono con appassionata dedizione migliaia di giovani, accorsi da ogni dove e diventati famosi col nome di ‘Angeli del
fango’. Poi il lavoro di ricostruzione è proseguito con la generosa mobilitazione di risorse e competenze”.
Presente il gonfalone della città, è stato reso omaggio alle vittime e al coraggio dei fiorentini. Alle cerimonie del mattino ha partecipato anche una rappresentanza del gruppo ‘Carabinieri Angeli del Fango’, formato dagli ex allievi Sottufficiali del 59/o Corso della Scuola di Firenze (ben 700 nel 1966) recentemente riconosciuto ufficialmente dall’Arma con questa dizione, i quali si prodigarono tantissimo per tutta l’emergenza (fino al 24 dicembre 1966). Dopo la benedizione dell’Arno è stata lanciata in acqua una corona d’alloro del Comune al suono delle chiarine. Poi nel pomeriggio, a Nave a Rovezzano, c’è stato lo scoprimento, alla presenza dei familiari, di una nuova targa toponomastica dedicata, come ha ricordato il presidente del Consiglio Comunale Andrea Ceccarelli, “a Carlo Maggiorelli,
l’operaio dell’acquedotto comunale che non volle lasciare il posto di lavoro nonostante il pericolo e sacrificando la sua vita”. Sulla targa c’è scritto “Carlo Maggiorelli operaio
dell’acquedotto morto sul lavoro”. Erano presenti i familiari.
La mattina un mazzo di fiori è stato inviato da parte del sindaco Dario Nardella affinché venisse deposto sulla tomba di Maggiorelli al cimitero di San Felice a Ema.

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