L’eredità di Matteo Agostinelli e il ritorno degli Yuppie Flu: la testimonianza visionaria e l’attitudine internazionale che hanno segnato la stagione pionieristica dell’indie italiano.
Ci sono dischi che trascendono la semplice dimensione musicale per trasformarsi in testimonianze storiche ed emotive. Kings Without a Crown, il nuovo album degli Yuppie Flu uscito la scorsa settimana per 42 Records e Homesleep Music, è esattamente questo: il capitolo finale di una storia straordinaria e il manifesto di una stagione forse irripetibile del rock indipendente italiano.
A diciotto anni di distanza da Fragile Forest e a sette mesi dalla scomparsa di Matteo Agostinelli — fondatore, voce e chitarra della band, venuto a mancare lo scorso febbraio a soli 53 anni —, il disco raccoglie il lavoro a cui il musicista anconetano (bolognese d’adozione) si era dedicato lentamente negli ultimi anni. Le nove canzoni che compongono l’album sono esattamente come lui le aveva scritte, registrate e completate prima di lasciarci: non una raccolta di scarti o un archivio incompiuto, ma un disco compiuto e pensato senza la fretta o l’assillo delle scadenze di mercato.
Kings Without a Crown ci riporta dritti al cuore di quell’epoca tra la fine degli anni ’90 e i primi Duemila, di cui Agostinelli è stato uno dei più riconosciuti e puri artefici. Una stagione fatta di etica do it yourself, produzioni tutte “suonate”, fra scantinati e rumore, strumentazioni vintage e registratori a nastro, chitarre sognanti e pop song oblique ma autentiche. Un momento in cui fare indie rock in Italia non significava rincorrere il successo di classifica o le logiche degli algoritmi, ma mostrare al mondo che era possibile essere radicalmente internazionali e fedeli alla propria ricerca sonora, a pari dignità con le scene estere. Ci provavano Yuppie Flu, Jennifer Gentle, Valvola, Subterraneans, Giardini di Mirò, Julie’s Haircut, Settlefish, One Dimensional Man, Uzeda, Zu, A Toys Orchestra, Cut, Disco Drive, e tanti altri nomi che segnarolo quell’epoca pionieristica ed irripetibile, inserendosi nella stessa scena di Pavement, Stereolab, Spacemen 3, Mercury Rev o Flaming Lips.
E sulla scia delle esperienze d’oltreoceano dalle band più intraprendenti nascevano vere e proprie etichette indipendenti spesso distribuite regolarmente anche all’estero. In quegli anni, era la provincia italiana con le sue etichette di punta (Homesleep, S.H.A.D.O. Records, Gammapop, Unhip, Suiteside, Wallace) a dialogare ad armi pari con le metropoli americane ed europee, ed il riscontro di quell’onda lunga è proprio recentissimo, con la riscoperta dei Valvola da parte dei Fontaines D.C.
La stessa Homesleep Music, fondata alla fine del 1999 proprio da Agostinelli insieme a Giacomo Fiorenza e Daniele Rumori (e rinata oggi proprio con questa release), nacque con l’idea di dare voce a una comunità di artisti che guardavano all’estero senza filtri. Gli Yuppie Flu furono i pionieri di questo ponte con la scena internazionale, capaci di fondere lo-fi, psichedelia e melodia con un’attitudine che trovò grande riscontro e rispetto anche nella critica mondiale e nei club d’Europa.
In Kings Without a Crown, per forza di cose testamento di quell’esperienza, pubblicato anche in un’edizione limitata in vinile colorato, sono riconoscibilissime e portate ad un ulteriore livello di perfezione le consuete melodie oblique e aperture pop, stratificazioni elettroniche, chitarre liquide, improvvise accelerazioni psichedeliche, breaks quasi hip-hop, ma anche una scrittura più essenziale e diretta rispetto al passato. Al centro resta la voce di Matteo Agostinelli, fragile e intensa allo stesso tempo, una delle caratteristiche più riconoscibili e peculiari della band.
Tutto il ricavato dalle vendite del disco sarà destinato a un progetto dedicato alle arti performative e alla ridefinizione di accessibilità culturale, costruito insieme ad artisti e realtà che da anni lavorano su corpo, scena e disabilità. Un progetto che guarda al futuro di Lucia Agostinelli, figlia di Matteo.
“Kings Without a Crown” degli Yuppie Flu è il nostro Disco della Settimana.




