Il dato della Toscana si colloca ben al di sopra della media nazionale, che si attesta sul 22% .
Il turismo della Toscana ha attraversato una fase di significativa espansione nel decennio 2012-2022, con la quota di occupati nel settore alloggio e ristorazione cresciuta dal 14% al 16% sul totale degli occupati regionali. Solo che, mentre aumenta la quantità, la qualitàò del lavoro diminuisce sensibilmente: il settore turistico toscano ha un’elevata incidenza di lavoro povero: il 37% dei lavoratori ha un reddito annuo inferiore alla soglia, contro una media del 22% sul totale dei settori, legata a retribuzioni più basse e alla minore intensità lavorativa, con forte ricorso a contratti precari e stagionali.
E’ quanto emerge da un approfondimento di Irpet dal titolo ‘Turismo e lavoro in Toscana: crescita, salari e disuguaglianze’.
La crescita ha insomma contribuito alla stagnazione salariale toscana: le retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti hanno registrato una variazione media annua negativa pari a -0,2% nel periodo.
La maggior parte delle imprese turistiche si colloca nella fascia a bassa produttività. Inoltre, il legame tra produttività e retribuzioni appare in alcuni casi debole, con la presenza di imprese caratterizzate da livelli produttivi relativamente elevati ma da basse retribuzioni, soprattutto nel comparto dell’alloggio.
Nel turismo il ricorso a contratti a tempo determinato o intermittente raggiunge il 73% (contro il 44% medio), la quota di lavoro stagionale è del 23% (contro il 6%), e il tasso di ricorso alla Naspi tocca il 24% (contro il 10%). Il comparto registra anche un’alta presenza giovanile (il 50% dei suoi occupati è under 35 contro la media del 31%), caratterizzato però da un forte turn-over in uscita: non intrappola i giovani nella povertà lavorativa, ma non offre nemmeno un percorso occupazionale stabile nel lungo periodo.

