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Sab 16 Mag 2026
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ToscanaCronacaFalsari arrestati per conio monete da 2 euro, componenti dalla Cina

Falsari arrestati per conio monete da 2 euro, componenti dalla Cina

Sono cinque i soggetti, tutti cittadini cinesi, sottoposti a fermo dalla procura di Prato per le accuse, a vario titolo, di falsificazione, distribuzione e smercio di monete false da 2 euro coniate con componenti fabbricati in Cina e sdoganate clandestinamente in Germania e Belgio.

Tre di loro sono considerati dagli inquirenti coinvolti direttamente nella produzione, altri due sono ritenuti più coinvolti in una fase successiva di distribuzione a smerciatori fiduciari delle monete falsificate. Inoltre dal novembre 2025 sono state sequestrate in tredici occasioni 20.000 monete da 2 euro.

Nelle perquisizioni svolte da ieri per eseguire i cinque fermi sono stati sequestrati i conii di tutte le tipologie nazionali, due presse, una macchina assemblatrice, una ‘rimming machine’ per zigrinatura laterale, 72 buste con gli anelli (i ‘ring’, ciascuna ne ha 500) e 92 buste con gli inner (la parte centrale della moneta bimetallica, ogni busta con 500 pezzi). Trovate e sequestrate 10 buste con 570 monete già coniate e un detergente per trattare le monete ossidate. Le due zecche clandestine sono state scoperte in un’officina metallurgica a Quarrata, in un’area rurale, defilata, e in una struttura in città a Prato.

I falsari erano riusciti a coniare facce italiane (compresa quella che celebra la fondazione dell’Aeronautica Militare), francesi (la commemorazione della Coppa del Mondo di Rugby), tedesca (fra cui il 30/o anniversario della bandiera della Ue), ma anche di Slovenia, Grecia, Belgio e Lussemburgo.

Oltre all’impiego del Nucleo Antifalsificazione Monetaria di Roma, i carabinieri sono intervenuti con il personale della compagnia di Prato e della Legione Toscana. Nell’operazione scattata nella notte sono stati coinvolti anche gli esperti del Centro Nazionale di Analisi delle Monete della Zecca di Stato e personale specializzato di Europol.
Le indagini proseguono in collaborazione con i Paesi europei e con la Repubblica Popolare di Cina per “ricostruire i rapporti tra i fermati e altri soggetti dislocati in più Paesi”.