Maternità, Toscana: Save the Children, la regione perde una posizione nell’Indice delle Madri e si attesta al 4° posto. Nel dominio Rappresentanza scivola dalla 5° alla 14° posizione. Due posizioni in meno anche nel dominio Salute, dove passa dal 4° al 7° posto.
In Italia, nonostante il crescente dibattito pubblico attorno al tema, la maternità si traduce ancora in un equilibrio fragile tra occupazione e carico di cura, tra desiderio e rinuncia, con carriere che si fermano o rallentano e difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro. È la fotografia che emerge dall’XI edizione del Rapporto “Le Equilibriste, la maternità in Italia” diffuso oggi a pochi giorni dalla Festa della Mamma ed elaborato dal Polo Ricerche di Save the Children – l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – che anno dopo anno racconta una realtà che fatica a migliorare.
A fronte di una costante diminuzione delle nascite (nel 2025 se ne registrano circa 355 mila con una flessione del -3,9% in un anno) e un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione e della media UE (1,34 nel 2024), l’età media al parto raggiunge i 32,7 anni e le madri under 30 sono una minoranza esigua. Quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio.
Come ogni anno, lo studio include anche l’Indice delle Madri, elaborato dall’ISTAT per Save the Children, che classifica le regioni italiane in base alle condizioni offerte alle madri. Per questa edizione, al vertice della graduatoria si colloca l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano, dalla Valle d’Aosta, che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato nell’edizione precedente e dalla Toscana. In fondo alla classifica si conferma la Sicilia, preceduta da Puglia e Basilicata. Le regioni del Mezzogiorno, infatti, continuano nel complesso a occupare le posizioni più basse.
Il report di Save the Children sottolinea anche come, in Italia la penalizzazione associata alla maternità sia pari al 33%, con effetti significativi e persistenti nel tempo. Guardando in particolare ai salari, nel settore privato per le madri può arrivare fino al 30% dopo la nascita di un figlio, mentre nel settore pubblico la penalizzazione è più contenuta (5%), ma comunque rilevante.
Rispetto alla partecipazione al mercato del lavoro, dai dati si evince che mentre gli uomini con figli sono più presenti nel mercato del lavoro degli uomini senza figli, per le donne avere figli è associato a una minore occupazione lavorativa. Se il 78,1% degli uomini tra i 25 e 54 anni senza figli è occupato, con una percentuale che si attesta al 92,8% tra i padri con almeno un figlio minore (92,9% per chi ne ha uno e 92,7% per chi ne ha due o più), per le donne della stessa fascia d’età la situazione è molto diversa: lavora il 68,7% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne (67% per chi ne ha uno e 58,8% con due o più). Il tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in età prescolare (58,2%). Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell’occupazione, anche femminile, sono proprio le donne e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%, mentre l’aumento è dello 0,9% per gli uomini nelle stesse condizioni.
Il pianeta maternità è caratterizzato anche dal part-time: ne fanno ricorso il 32,6% delle donne 25-54enni con almeno un figlio minore (di cui l’11,7% è part-time involontario), contro il 3,5% dei padri nella stessa condizione. In aumento la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni (da 17,4% a 19,1%).
In questa edizione la regione più “amica delle madri” è l’Emilia-Romagna (110,115), seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (106,334) e dalla Valle d’Aosta (105,718), che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato nell’edizione precedente. La Toscana (104,844) scivola dal 3° al 4° posto. Segnali di miglioramento si osservano per il Piemonte, che sale dal 12° all’8° posto (103,473), e per la Calabria, che guadagna due posizioni, passando dal 18° al 16° posto (94,197).

